Servizio Pubblico: il gatto balla col topo e l’avanspettacolo fa ascolti record

Era annunciata in pompa magna come una finale di Champions League, come lo scontro tra titani che per anni si erano fronteggiati a distanza a base di odio&calunnie, come il momento definitivo della resa dei conti. Per una parte degli italiani (forse la maggior parte) la puntata di ieri sera di “Servizio Pubblico” era il momento in cui Santoro avrebbe dovuto definitivamente fustigare Berlusconi, senza pietà, con disinvoltura, sparando sulla croce rossa che per 15 anni ha governato l’Italia e l’ha dovuta lasciare (dimissionaria) con una gravissima Crisi economica in atto. Ma quello che per Santoro era potenzialmente un assist, ha rischiato di diventare un autogol. Alla fine dei conti, hanno prevalso esclusivamente le ragioni dello spettacolo.

Se l’inizio è stato promettente, con un ottimo servizio sulla Crisi e un’interessante vox populi, il resto dello show non è stato certo all’altezza. Anzi, è diventato un alternarsi di siparietti da avanspettacolo che poco hanno a che fare con la gravissima situazione degli italiani. “Santoro, ho bisogno di guadagnare soldi!“, scherza Berlusconi, e tutti ridono. “Guardi che faccia ha fatto la Merkel quando l’ha fatta aspettare! Ma che ci faceva al telefono?” incalza Santoro, mostrando un filmato indubbiamente divertente ma incisivo quanto un Rvm di Paperissima (e che, tra l’altro, ha fornito un assist clamoroso al Cavaliere). Travaglio sciorina a Berlusconi tutte le sue contraddizioni, questi replica – non senza imprecisioni -, Santoro ascolta, a volte sembra impacciato, è poco icastico e di rado interviene. Dopotutto l’ospite è uno solo: se scappa lui (e la possibilità c’è, visti i precedenti), addio ascolti. E che ascolti. I dati Auditel parlano chiaro: “Servizio Pubblico” ha registrato un netto 33,6% di share. Un dato clamoroso per La7.

E allora cosa resta del tanto agognato confronto Berlusconi-Santoro? Qualche siparietto, e poco più. Berlusconi che inverte le parti e legge una lettera a Travaglio. Santoro che si arrabbia e il Cavaliere che, invece, sorride giocondo, pulendo il suo posto – occupato sino ad allora da Travaglio – come fosse da disinfettare. Restano i sorrisetti compiaciuti dell’ex-premier, le facce – a volte ostentatamente – accigliate del conduttore e le sue battute da aspirante Totò, che poco sapevano di contraddittorio. Infine, resta il litigio in piedi, le reciproche accuse che – due minuti di tempo – finiscono nel dimenticatoio. Robe che fanno ridere, sorridere, che forse diventeranno virali e magari impazzeranno sulla Rete (la quale, comunque, si è già mostrata molto delusa; leggere sui social network per credere). Ma l’italiano falcidiato dalla crisi che si aspettava un confronto acceso e ricco di contenuti tra due storici avversari, si è ritrovato invece davanti un confronto tra due uomini benestanti che – maglrado tutto – sapevano di farsi un piacere a vicenda. Gli ascolti record di Santoro e il probabile aumento (magari anche lieve) di popolarità di Berlusconi, stanno lì a dimostrarlo. E allora, in ultima istanza, ciò che resta è la sensazione che il gatto e il topo, qualche volta, possano anche ballare insieme se entrambi hanno qualcosa da guadagnarci.