Adozioni gay, il no della Chiesa: “Bambini non sono merce”

Non ha tardato ad arrivare la risposta del Vaticano dopo la pronuncia di ieri della Corte di Cassazione sull’affidamento di un bambino a una madre convivente con un’altra donna, aprendo così per la prima volta all’affidamento dei figli alle coppie omosessuali.

Sentenza storica che apre ai diritti delle coppie omosessuali – Quello di ieri ha rappresentato solo un piccolo passo verso il riconoscimento dei diritti fondamentali per la comunità omosessuale, ma un passo importante, tanto da essere riconosciuta come una ‘sentenza storica’. La sentenza della Corte di Cassazione di Brescia che ha stabilito che una coppia gay può crescere un figlio bene e in modo altrettanto equilibrato di una eterosessuale, è un segnale importante per tutta la società contemporanea italiana, ancora, per certi versi, gretta ed arretrata rispetto ai suoi vicini europei. Come tutti i passi in direzione di una possibile apertura mentale, anche la sentenza che è stata espressa nella giornata di ieri a Brescia, ha subito creato polemiche astiose nel Vaticano e dintorni. Ad opporsi all’ordinanza sono i vescovi italiani che hanno ribattuto al verdetto della Cassazione definendo la situazione che ne è scaturita ‘ambigua e pericolosa’.

“I bambini non sono merce”- “L’adozione dei bambini da parte degli omosessuali porta il bambino a essere una sorta di merce”. Queste sono state le affermazioni del presidente del dicastero vaticano per la famiglia, l’arcivescovo Vincenzo Paglia. In realtà, ha sottolineato il capo dicastero del Vaticano, “il bambino deve nascere e crescere all’interno di quella che, da che mondo è mondo, è la via ordinaria, cioè con un padre e una madre. Il bambino deve crescere in questo contesto”. E se può accadere di nascere con un solo genitore, si tratta di “situazioni drammatiche”, che non fanno testo. “Inficiare questo principio – infatti – è pericolosissimo, per il bambino anzitutto, ma per l’intera società”.