La Francia respinge i ribelli in Mali e protegge i suoi interessi

Le voci di un probabile intervento francese in Mali, iniziato nella notte tra giovedì e venerdì erano fondate. Dopo la conferma del presidente Francoise Hollande, le truppe dell’esercito hanno respinto l’avanzata dei ribelli islamici, rioccupando la città di Konna. Tuttavia l’incursione potrebbe nascere dalla volontà di preservare alcuni interessi strategici per la Francia.

Inizio delle operazioni – Ieri sera il presidente del Mali, Dioncounda Traore ha parlato alla nazione, chiedendo ai suoi concittadini di “liberare ogni centimetro del paese”. Ma difficilmente la popolazione riuscirà a contribuire a questa guerra, che si sta protraendo da aprile. Per mesi i ribelli partiti dal Nord del paese – alcuni dei quali nutrono stretti contatti con al-Quaeda -, hanno conquistato quasi il 50% del territorio maliano e solo l’intervento francese di queste ore è riuscito a ribaltare la situazione, che stava diventando davvero pericolosa per il governo di Traore. La città strategica di Konna, sulla strada per la capitale Bamako, è stata recuperata grazie ad un’operazione aerea, confermata dal ministro degli Esteri francese Laurent Fabius. Secondo le fonti militari, la manovra avrebbe letteralmente rigettato i ribelli verso la sabbia del deserto, anche se si tratta solo di pochi chilometri riconquistati.

La liberazione – Alla televisione il presidente Traore ha annunciato che lo stato d’emergenza imposto oggi durerà per un periodo iniziale di dieci giorni. Anche se difficilmente la forza francese riuscirà a ristabilire il controllo completo del paese in un così breve periodo e intanto il Mali rimarrà un paese occupato e in guerra. Francois Hollande ha spiegato che l’intervento è stato necessario perché i ribelli islamici stavano trasformando il paese in uno “stato terrorista” e il contingente della Francia rimarrà per “il tempo necessario”. Mentre il premier inglese David Cameron ha dato il suo consenso all’operazione, dagli Stati Uniti, un funzionario rimasto anonimo, ha fatto sapere all’agenzia di stampa Reuters che “ci sarebbero discussioni in corso” per un intervento di supporto americano.

Perché proprio in Mali? – Ci sono diversi motivi per cui la Francia ha deciso di declinare altre richieste di aiuto e non questa. Va ricordato che il Mali è il terzo produttore mondiale di oro e nel Nord del paese (la zona controllata dai ribelli) ci sono imponenti giacimenti di uranio sfruttati proprio da compagnie francesi. E in questi ultimi anni si starebbe sondando anche la possibilità di estrarre il petrolio. Insomma la “causa” potrebbe nascere da ragioni molto più “sensibili” della normale lotta al terrorismo, in un una ex colonia che la Francia aveva lasciato libera di governarsi nel 1960. Intanto sono arrivate anche le prime minacce da parte di al-Quaeda.Un suo portavoce ha annunciato che se l’intervento proseguirà, i cittadini francesi dovranno “scavare le tombe dei propri figli”.Ecco la mappa del conflitto, in rosso l’area occupata dai ribelli.