Nigeriano senza casa picchia i Carabinieri per andare in carcere

Un nigeriano ha picchiato dei Carabinieri per farsi arrestare e trovare finalmente un tetto. Senza casa, senza lavoro, senza soldi per sopravvivere, non aveva più idea di come andare avanti, così l’uomo, un nigeriano di 30 anni, ha elaborato uno stratagemma per assicurarsi vitto e alloggio gratis per qualche tempo. Ha aggredito in strada, senza alcun motivo apparente, una pattuglia di carabinieri della compagnia di Montesilvano. L’auto dell’Arma stava percorrendo una delle vie principali della città, sobborgo alla periferia nord di Pescara quando lo straniero ha fatto cenno ai militari di fermarsi, come se avesse bisogno di aiuto. Sono bastati pochi attimi e il nigeriano ha colpito il vetro posteriore dell’auto della macchina che aveva appena accostato, quindi ha aggredito uno dei militari scesi per sincerarsi delle condizioni dell’uomo e capire se avesse bisogno di qualcosa. E’ nata subito una colluttazione a cui si è unito un secondo componente della pattuglia. Dopo una serie scambi, comunque, il nigeriano riottoso è stato bloccato e arrestato per i reati di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale.

Il carabiniere ferito al volto si è fatto medicare in ospedale le lesioni e le escoriazioni allo zigomo destro (la prognosi è di sette giorni) mentre il nigeriano è finito dritto in caserma, dove si è scoperto che non aveva con sé i documenti. Si tratta infatti di un nigeriano che vaga per l’Italia senza fissa dimora. Un disperato come ce ne sono tanti, ma che ha raggiunto il suo limite e ha cercato la strada più breve per assicurarsi la pancia piena. Le ipotesi dei militari, coordinati dal capitano Enzo Marinelli, riconducono a un piano premeditato dell’uomo, mosso dalla disperazione della precarietà. Forse voleva “conquistare” un posto in carcere, considerate le difficoltà ad andare avanti e facendo due calcoli ha capito che sarebbe stato sufficiente aggredire un carabiniere per essere spedito in gattabuia, dove avrebbe potuto beneficiare di pasti caldi e un letto sicuro, una condizione senz’altro migliore rispetto a quella di vagabondo. Se queste sono le sue intenzioni, comunque, per ora ha raggiunto il suo obiettivo. Ci vorranno infatti mesi per effettuare tutti gli accertamenti riguardo alla sua identità e la sua permanenza potrebbe condurlo in un Centro di Identificazione Espulsione. La permanenza in un CIE a sua volta potrebbe andare avanti per lungo tempo. Un rimedio bassissimo, ma il risultato è garantito.