Home Esteri: Ultime notizie dal Mondo Ragazzo tibetano si dà fuoco per protesta contro Pechino

Ragazzo tibetano si dà fuoco per protesta contro Pechino

Ieri un ragazzo tibetano di 19 anni sì è dato fuoco per protesta contro le misure repressive e di censura applicate dal governo cinese nelle regioni tibetane. Da Pechino sono subito partiti gli attacchi al Dalai Lama, ritenuto la causa di questi suicidi, che sembrano piuttosto nascere dalla disperazione.

Disperati – È la 96ma immolazione dal 2009, la prima del 2013. Sì, perché sono tantissime le persone che hanno cercato di dare visibilità alla loro protesta in Tibet bruciando vive e solo l’anno scorso i casi erano stati 81, l’ultimo dei quali il 9 dicembre. Questa volta a morire in questo modo orribile è stato un ragazzo di 19 anni, che ha messo in atto la sua protesta ad Achok, una cittadina della prefettura di Kanlho, all’interno della provincia cinese del Gansu. Prima di morire il ragazzo ha urlato slogan a favore della liberazione del Tibet e del ritorno del Dalai Lama.

La mano della censura – Una vera piaga, insomma, che rischia di rendere sempre più note nel mondo le ragioni del dissenso tibetano. Ecco perché la polizia cinese ha promesso ricompense per chiunque sia in grado di fornire informazioni circa manifestazioni del genere e ha stretto il controllo sulla popolazione. Non solo Internet non è disponibile, ma anche le comunicazioni tradizionali, come quelle telefoniche, sono capillarmente controllate dalle autorità. Gli abitanti delle regioni sensibili non possono nemmeno possedere delle antenne satellitari, che sono state sequestrate negli scorsi mesi, per impedire che la popolazione segua le trasmissioni straniere. Nonostante sia evidente il regime repressivo di Pechino, il governo ha accusato il Dalai Lama delle 96 immolazioni. Il capo spirituale ha risposto dal suo esilio a Dharamsala, in India, rigettando le accuse al mittente e spiegando che la gente è esasperata da anni di dura repressione.