Arabia Saudita, morte anche agli stranieri e timida apertura per le donne

In Arabia Saudita sarebbero 45 i lavoratori stranieri condannati a morte. È la tragica sentenza, in un paese dove le esecuzioni sono la norma e l’ultima è stata eseguita ieri. Intanto per la prima volta le donne sono riuscite ad entrare nei centri di potere del paese, anche se con molte restrizioni.

Diritti negati – La vita ha un valore diverso in Arabia Saudita. In seguito ad un’indagine condotta dai giornalisti dell’Observer, il domenicale del quotidiano inglese The Guardian, è risultato che ben 45 cittadini stranieri sono stati condannati a morte nel paese arabo. Un dato allarmante, che si mischia con le numerose irregolarità verificatesi nei processi farsa riservati a queste persone. Per esempio quello di Rizana Nafeek, una cittadina cingalese condannata nel 2007. La donna era giunta nel paese due anni prima, all’età di 17 anni, con documenti falsi e aveva lavorato come badante. L’accusa è arrivata dopo la morte del figlio del suo datore di lavoro, ma le dinamiche del processo sono piuttosto oscure. Infatti alla donna è stata strappata una confessione trascritta in arabo, una lingua a lei sconosciuta e così non ha potuto sapere il contenuto del documento con cui l’accusa è riuscita ad ottenere la condanna capitale. Ora molti altri potrebbero subire la stessa sorte e per cinque persone l’esecuzione sarebbe imminente.

Il vecchio e il nuovo – Proprio ieri è stata eseguita l’ultima, la terza dall’inizio dell’anno. Eid al-Dhafiri era stato ritenuto colpevole di aver accoltellato un altro arabo e il ministro dell’Interno ha fatto sapere alla stampa che l’uomo è stato decapitato con un colpo di spada nel nord-est del paese. Queste notizie arrivano in un periodo di forte cambiamento in Arabia Saudita e stridono con quanto sta accadendo nella capitale Riad. Infatti per la prima volta le donne hanno fatto il loro ingresso nel Consiglio della Shura, l’organo preposto a proporre i provvedimenti, ma non ad approvarli. Tuttavia solo in 30 potranno sedere nel consiglio e saranno nettamente divise dagli uomini, che rappresenteranno ben l’80% dei seggi disponibili.