Elezioni 2013: tutti (o quasi) dentro alla coalizione

A certificare il clima di caos che contraddistingue la campagna elettorale ci sono i 215 simboli depositati al ministero dell’Interno: una selva di sigle che racconta di un’Italia frammentata e sbandata. Ma non solo: le tante “liste civetta” presentate (tra tutte, quella che ha fatto infuriare Beppe Grillo) raccontano anche di un Paese insofferente alla politica, che sembra trovare nello “sberleffo” l’arma più efficace per difendersi dalle “angherie” patite. A fare chiarezza ci penseranno i funzionari del Viminale, che entro domani comunicheranno quali liste sono state ammesse, mentre a destra e a sinistra si completano i puzzle delle coalizioni.

Chi sta con chi? A 40 giorni dall’appuntamento elettorale, associazioni e movimenti scelgono finalmente di mostrare le carte. E di ufficializzare il loro “apparentamento” ai partiti più grandi, coi quali sperano di centrare la vittoria alle urne. A comporre la coalizione di centrosinistra saranno il Pd, Sel, Psi, Centro democratico, il “Megafono” di Crocetta, i Moderati di Giacomo Portas e Svp, il partito popolare sudtirolese.

Più composita la realtà del centrodestra che, tra Camera e Senato, metterà insieme un numero importante di sigle. Accanto al Pdl si schierano, infatti, la Lega Nord, Fratelli d’Italia, La Destra di Storace, Mir di Samorì, Intesa popolare di Sgarbi, l’Mpa e Grande Sud, il Partito pensionati, il Pid di Saverio Romano e Rinascimento italiano. Oltre a due liste di chiara ispirazione anti-montiana: Basta tasse e Liberi da Equitalia.

E se, come è noto, l’Udc di Pier Ferdinando Casini e Fli di Gianfranco Fini hanno scelto di unire le proprie forze alla neonata “Scelta civica” con Mario Monti, non mancano i movimenti che rimangono fuori dai blocchi. Primo tra tutti, il Movimento 5 Stelle, che ha fatto della sua autonomia un baluardo irrinunciabile. C’è poi la Rivoluzione civile di Antonio Ingroia, che non è riuscito a vincere le ritrosie del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. A “giocare” da solo anche l’economista Oscar Giannino, che si candida a guidare il Paese col il suo Fare per Fermare il declino. E infine i Radicali, a cui sia la lista di Mario Monti che il Pd hanno sostanzialmente chiuso la porta in faccia.