The Bastard Sons of Dioniso: Rock “empatico” dal Trentino

 

Sul palco di Stazione Birra (rinomato live club della capitale) sabato 12 gennaio abbiamo avuto l’opportunità di ascoltare i The Bastard Sons of Dioniso, power-trio trentino noto ai più per la partecipazione all’ormai nota trasmissione televisiva X-Factor.

I tre ragazzi ci hanno fatto ascoltare alcuni brani estratti dall’album “Per non fermarsi mai” (Avvoltoi, Porte In Faccia, Rumore Nero, Stare Bene In Mezzo Al Male, Veleno, Mai E Poi Mai, Lucidare I Tagli) – pubblicato nel 2011 – ma anche altri selezionati dal precedente lavoro “In stasi perduta”, come Mi par che per adesso, Nothing to talk about  e War is over (Children of the grapes), quest’ultimo come apertura della serata.

Nonostante le difficoltà tecniche di percorso, i tre ragazzi hanno saputo tenere il palco senza batter ciglio, intrattenendo il pubblico presente con la propria energia ed anche con qualche simpatico fuori programma, forti della notevole esperienza live (più di 400 date in soli otto anni on the road) nonché di una genuinità non indifferente. Al termine della serata ci siamo intrattenuti in una piacevole conversazione, che ha messo in mostra non solo le doti empatiche dei tre musicisti trentini ma anche gli aspetti più umani.

Piu di 400 concerti in tutta Italia, la partecipazione ad X-Factor ed infine l’entrata nella grande famiglia Rezophonic…tirando le somme una carriera tutta in salita (e ben meritata, n.d.a.), come la state vivendo?
Siamo soddisfatti di quello che stiamo facendo e ci riteniamo molto fortunati di tutto quello che abbiamo…fortunati perché in poco tempo abbiamo fatto dei passi che molti artisti impiegano anni per farli. Non nascondiamo che, forse, inizialmente ci siamo dati da fare poco, per mancanza di iniziativa soprattutto, poi con il tempo però le cose sono cambiate ed abbiamo iniziato a vedere i primi risultati…però ad un certo punto, dopo le prime 100 date,  ci siamo resi conto che sì ci eravamo fatti conoscere suonando dal vivo, ma sempre in maniera circoscritta alla nostra area…un bel giorno poi, per caso, ci è stato proposto di fare un provino per una trasmissione televisiva, X-Factor…non eravamo affatto dell’idea di andare in tv, non siamo i tipi per queste cose da mainstreaming, ma di riflesso eravamo consapevoli che avrebbe potuto rappresentare, per noi, un trampolino di lancio per la nostra carriera…sono stati proprio i nostri genitori a spingerci a fare il provino, facendoci notare che avremmo potuto perdere un treno che forse non sarebbe mai più passato nella nostra vita… le selezioni andarono bene e ci ritrovammo in televisione, in una trasmissione che ci ha permesso di arrivare al grande pubblico, anche se poi, a nostro avviso, non è stato tutto così rose e fiori…la televisione prima ed il legame con una major poi, comportavano dei meccanismi che andavano al di fuori della nostra concezione di essere musicisti, di fare quello che ci piace fare e soprattutto di puntare a divertirci e far divertire il pubblico…la concezione del “pensare in grande” era lontana dai nostri ideali di rapporto stretto con i fans, delle piccole ma più ‘calorose’ location e soprattutto – nel caso della label – nel puntare a creare bravi interpreti…noi siamo per il contatto diretto con le persone, per il calore del pubblico e soprattutto per suonare e mettere in musica tutto ciò che viene da dentro di noi… la possibilità di vivere una vita da star dei media cominciava a sembrarci innaturale, per questo, poi, la scelta di tornare a vivere e suonare come indipendenti, anche se distribuiti da una major (Universal Music, n.d.a.), per riprenderci la nostra vera identità, per tirar fuori la nostra personalità più vera.

Cosa ascoltano i TBSOD, quale musica ispira le vostre composizioni?
I nostri ascolti sono molto ampi, diversi per ognuno di noi, ma è proprio l’incontro di queste diversità che ci permette poi di tirar fuori le nostre canzoni, mettere insieme sensazioni e passioni musicali diversi sono la forza del nostro lavoro, la collaborazione di tre entità diverse che insieme danno voce alla band.

Quali sono le band o artisti ai quali vi sentite più vicini, non solo per il genere musicale proposto ma anche a livello di personalità…
Per ciò che riguarda la direzione musicale non sappiamo se siamo direttamente legati a qualche band…riguardo la personalità abbiamo molti legami con tante realtà diverse, che provengano dalla scena ska come da quella rap o da quella rock, ci sono molti artisti con i quali ci siamo trovati in sintonia, senza distinzione di genere…un buon legame lo abbiamo soprattutto con Mario Riso dei Rezophonic, che oltre ad essere una bella persona è stato il primo in assoluto a capire cosa ci piace fare ed ha voluto collaborare con noi per quello che avevamo veramente intenzione di fare o essere…e questo ci ha fatto molto piacere.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Stiamo registrando il materiale che farà parte del prossimo disco, lavoro che nei prossimi mesi  presenteremo dal vivo e per il quale speriamo di ricevere buoni consensi.

E le prossime date invece?
Il 13 gennaio saremo a Teramo, il 18 a Crema mentre il 2 Febbraio saremo a Bolzano, al Rock’n Roll.

Non mi resta che augurarvi un buon proseguimento di carriera, ricca di soddisfazioni e consensi…
Grazie a voi e a tutta la redazione, speriamo di continuare a suonare il più possibile e soprattutto di lasciare qualcosa alle persone che ci ascoltano…non siamo la classica band che aspira a salire sull’olimpo dello star system, siamo consapevoli che tra dieci anni potrebbe essere tutto finito…ma sapere che qualcuno si ricorda ancora di noi e sapere che ci ricorda con piacere è e sarà sempre per noi una grandissima soddisfazione.

Con queste ultime parole ci congediamo da questi simpaticissimi ragazzi, ricchi di voglia di vivere, di comunicare e, soprattutto, ricchi di umiltà…doti che oggigiorno è raro trovare in tanti artisti (indipendenti e non) che affollano la vasta scena musicale italiana.

Recensione intervista a cura di : Cristiano Iacovazzo
Fotografie di: Ombretta Ciarrocchi