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Disabilità e mondo del lavoro: cosa pensano gli imprenditori

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La legge 462/68 è nata sull’esigenza di dare corsie preferenziali a coloro che non riuscivano ad avere un normale accesso al mercato del lavoro, come ad esempio le persone disabili, è stata però considerata come una forma di assistenza verso le fasce disagiate. Le assunzioni compiute, per esempio, all’interno degli enti pubblici sono state una modalità per attuare da un lato la legge ma non per dare dignità alle persone con disabilità a cui non sempre venivano affidati ruoli adeguati. In questo articolo vengono messe in evidenza alcune difficoltà sul rapporto tra disabilità e imprese, analizzato da una piccola intervista condotta da un piccolo gruppo di studenti universitari del sud per comprendere in che modo alcuni imprenditori hanno affrontato e realizzato nella loro esperienza questo diritto al lavoro della persona disabile.

In che modo una persona disabile ha fornito all’interno dell’azienda un contributo di crescita e di sviluppo?

La maggior parte degli imprenditori ha risposto a questa domanda “non lo so” dimostrando come molte volte idee errate basate su stereotipi e su pregiudizi inibiscono i titolari delle aziende ad un approfondimento maggiore del rapporto con la disabilità , inducendoli a non porsi il problema e neppure ad affrontarlo. Sembrerebbe che tale problema non appartenga loro. Alcuni hanno risposto che la disabilità è irrilevante per l’andamento di un’ impresa e che tutto dipende da come viene svolta la mansione e dalla validità effettiva della persona. Un modesto numero ritiene che la disabilità possa portare un miglioramento alla crescita dell’azienda, ma tale risposta è stata data da coloro che hanno conosciuto direttamente questo mondo e che hanno sviluppato una mentalità più aperta e positiva legata ad una pratica quotidiana.

Quali potrebbero essere le difficoltà da parte dell’azienda ad assumere una persona con disabilità?

A questa domanda alcuni imprenditori hanno evidenziato difficoltà riguardo alle notevoli spese da sostenere in relazione ai locali e ambienti di lavoro, che nasce probabilmente come fenomeno indotto dalle recenti normative sulla sicurezza che prevedono misure molto rigide per l’adeguamento a norma dei locali. Gli imprenditori si sono trovati in questi anni ad investire notevoli risorse economiche per ristrutturare i locali ed emerge quindi l’idea di dover affrontare complessi iter burocratici per introdurre un disabile al lavoro. Oltre a questa previsione di spesa alcuni di essi mettono in evidenza la necessità di fornire un’adeguata assistenza al disabile.

Quali sono secondo lei i profili professionali compatibili con la disabilità?

Gli imprenditori hanno indicato come professioni compatibili quelle in campo amministrativo e informatico. Nel primo caso perché si tratta di una mansione che si può apprendere in corso d’opera; mentre nel secondo perché è una professionalità che permette alla persona disabile di sviluppare i suoi punti di forza e abilità realizzandosi.

Nell’esperienza d inserimento lavorativo di soggetti diversamente abili con quale tipo di disabilità ha avuto minori difficoltà?

Per molti degli intervistati l’avere rapporti con i disabili fisici risulta meno problematico e più efficace, rispetto ad altri tipi di disabilità. Nei fatti l’inserimento di un disabile fisico comporta esclusivamente l’adeguamento della struttura, ma non intacca la tipologia di rapporti e relazioni all’interno dell’azienda; un disabile fisico è una persona che si relaziona come gli altri e che quindi non modifica nulla nella relazione esistente tra i lavoratori, nei fatti non mette in gioco nessuno. Da ciò si evidenzia, che spesso non viene realizzata specie nelle piccole imprese una valutazione di quelle che sono le abilità possedute dal lavoratore e sviluppabili attraverso specifiche mansioni. Infatti ci si lascia guidare da una superficiale conoscenza e consapevolezza del mondo della disabilità. Da qui scaturisce l’idea errata che sia più facilmente collocabile nel mondo del lavoro un soggetto con disabilità fisica..

Come è stato realizzato il supporto da parte degli enti preposti per facilitare l’assunzione di una persona con disabilità?

Il fine della domanda è stato quello di verificare come potessero essere realizzati in relazione alla Legge 68/99, i percorsi di orientamento e integrazione lavorativa, combinando l’azione di coloro che conoscono la disabilità con il bisogno di assunzione di fasce svantaggiate da parte delle aziende. Più della metà degli intervistati non ha avuto contatti con enti preposti a compiere tale mediazione e supporto, mentre la restante parte si è rivolta, in parte all’Ufficio del Lavoro, ente territoriale a cui la L. 482/68 affidava tale competenza. Il rapporto con tali uffici preposti è per la metà degli intervistati è risultata poco soddisfacente. Se si pensa che le politiche del governo centrale mirano a potenziare il mercato del lavoro del Mezzogiorno attraverso misure prevalentemente economiche (come incentivi alle imprese e sgravi fiscali), ciò che si evidenzia dalla risposta data è che i disabili sono in realtà fuori dal mercato del lavoro, infatti, nel loro caso gli imprenditori non sono interessati agli aspetti economici poiché pensano di avere molti più problemi di gestione del personale e di effettivo inserimento lavorativo a danno della produttività.

Cosa emerge da questa intervista

Il primo aspetto da individuare è l’inesistenza di un rapporto tra mondo imprenditoriale e disabilità. La 482/68 in realtà è rimasta non attuata. Gli imprenditori hanno evidenziato una scarsa conoscenza della disabilità e il timore di affrontare un inserimento lavorativo nei confronti dei disabili, in modo particolare di quelli psichici. Per avere informazioni e supporto gli imprenditori si sono affidati alla mediazione dell’Ufficio del Lavoro che nel corso degli anni è stato un punto di riferimento. Tale ufficio territoriale ha avuto il compito di introdurre questa tipologia di fasce svantaggiate nel mondo del lavoro. Un compito disatteso in quanto gli imprenditori raccontano di essersi trovati soli. Inoltre, gli eventuali sgravi fiscali o incentivi economici non porterebbero l’imprenditore all’assunzione di un disabile, poiché la gestione del personale ne potrebbe risultare appesantita da una maggiore attenzione all’addestramento del lavoratore e più tempo dedicato al controllo dei compiti effettuati, sono tra le difficoltà intraviste dagli imprenditori che, di conseguenza, rinunciano ad ogni opportunità economica offerta. I servizi non hanno sicuramente aiutato gli imprenditori a intraprendere la strada di attuazione della 482/68. Chi ha assunto disabili e ha collaborato con loro lo ha fatto perché in vario modo era venuto a contatto con questo mondo e aveva sperimentato e conosciuto la disabilità, liberandosi dai pregiudizi.

L’augurio è che i soggetti preposti attivino relazioni sinergiche e collaborative con gli attori operanti in questo ambito, per dare il via a processi di innovazione e cambiamento. Ricordiamo che secondo la nostra Costituzione il lavoro è un diritto per tutti e che le opportunità offerte ai disabili non sono “chance” che si decide di dare loro, ma costituiscono un diritto che vale per tutti anche per le persone con disabilità. Purtroppo dall’intervista emerge che nel secolo del progresso, dello sviluppo tecnologico e dei sistemi di comunicazione perduri un certo pregiudizio e una forma di chiusura con una visione del mondo del lavoro che non tiene conto del valore della “persona“… con una forma di pietismo verso il concetto di “disabilità” dimenticando la dimensione dell’integrazione sociale che dovrebbe essere parte del patrimonio di una società civile.

Segnaliamo infine per gli interessati la possibilità di ricercare online offerte di lavoro per categorie protette.

Daniela Casciaro