Elezioni 2013: se il Pd vuole trattare con Ingroia

Lombardia, Campania, Sicilia: le preoccupazioni maggiori per il Pd risiedono in queste tre regioni. Il partito di Pier Luigi Bersani – che deve fare i conti con la rimonta (almeno nei sondaggi) del Pdl – sa che la partita elettorale al Senato è quanto mai aperta e rischia di essere decisa nelle tre aree sopra indicate. Da qui la necessità di correre ai ripari, tentando il tutto per tutto. Ma cosa esattamente?

Un patto di desistenza, ovvero la proposta a Rivoluzione civile di ritirare le proprie liste elettorali in Sicilia, Campania e Lombardia per rendere meno probabile la sconfitta del Pd al Senato. A proporlo sarebbe stato il partito di Pier Luigi Bersani, stando alla versione fornita ieri da Leoluca Orlando: “Dario Franceschini mi ha contattato a nome del Pd – ha riferito il primo cittadino di Palermo – e mi ha proposto un accordo di desistenza, cioè mi ha chiesto di non presentare le nostre liste in regioni chiave quali la Sicilia, la Campania e la Lombardia. Credo siano molto preoccupati per la continua crescita della nostra lista ‘Rivoluzione civile'”. 

Accuse pesanti, che il capogruppo dei deputati democratici, chiamato direttamente in causa, ha prontamente smentito: “Nessuna proposta di patto e nessuna desistenza – ha chiarito Franceschini – Ho fatto una semplice constatazione aritmetica più che politica: per come è fatta la legge elettorale al Senato, nelle regioni in bilico, come Lombardia, Sicilia e Campania, la presenza della lista Ingroia rischia di far vincere la destra, rendendo il Senato ingovernabile. Tutto qui”. 

Constatazioni che il capogruppo del Pd alla Camera deve aver maturato insieme al segretario Pier Luigi Bersani, che i beninformati descrivono come molto preoccupato. Dopo la sicurezza ostentata fino a poco tempo fa (“Ci sentiamo vincenti”, aveva detto ai giornalisti), il leader dei democratici starebbe gradualmente ridimensionando il suo ottimismo, impensierito dalle ultime rilevazioni dei sondaggi. Il timore di perdere il vantaggio elettorale fin qui accumulato potrebbe aver spinto il segretario a tentare il tutto per tutto, proponendo a Ingroia di siglare un tacito patto di “non belligeranza” al Senato. Svelato da Orlando e sbugiardato in pubblico da Franceschini.

Dal canto suo, interpellato sull’argomento, il candidato premier di Rivoluzione civile ha dichiarato di non saperne nulla: “Non ho ricevuto nessuna richiesta in questo senso da Bersani – ha detto ieri Antonio Ingroia – Ho letto di contatti, ma non hanno riguardato me”. E ancora: “Non ragiono con i se – ha spiegato l’ex procuratore aggiunto di Palermo – dico che il pericolo politico all’orizzonte sono l’affermarsi dei pericoli contenuti nel berlusconismo e nel montismo. Parlare di patto di desistenza – ha concluso – è al momento fuori luogo”. Ma sarà sempre così?