La polemica su Zero Dark Thirty non si placa: ancora critiche per il film di Kathryn Bigelow

Non si placano le polemiche su Zero Dark Thirty, il film diretto dalla regista Kathryn Bigelow che ripercorre le fasi che hanno portato all’uccisione di Osama bin Laden.
Ultimi due nemici del lungometraggio in ordine di tempo sono il membro dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences David Clennon e il premio Pultizer Steve Coll.
Clennon, la scorsa settimana, aveva già annunciato che non avrebbe votato per Zero Dark Thirty e ha invitato gli altri giurati a fare lo stesso per contrastare un film che “promuove l’accettazione del crimine della tortura come arma legittima in quella che viene chiamata Guerra al terrore in America“.
In difesa al lavoro di Kathryn Bigelow si è espressa Amy Pascal, presidente della Sony, che ha ribadito che non inserire quelle sequenze sarebbe stato scorretto e poco attinente ai fatti e si è scagliata contro le dichiarazioni pubbliche del giurato dell’Academy.

La dichiarata volontà di attenersi ai fatti non ha ottenuto, però, riscontri nell’opinione del premio Pulitzer Steve Coll, il cui libro “Ghost Wars: The Secret History of the CIA, Afghanistan, and Bin Laden from the Soviet Invasion to September 10, 2001” era proprio dedicato a Osama bin Laden.
In un saggio Coll ha criticato aspramente la sceneggiatura dell’ex giornalista Mark Boal che avrebbe dramatizzato e riassunto una storia complessa per realizzarne una struttura narrativa adatta al grande schermo. La licenza artistica dichiarata da Boal e dalla regista a propria difesa non ha convinto il premio Pultizer perché contrasta le dichiarazioni in cui si parla di veridicità dei fatti narrati in Zero Dark Thirty.
Steve Coll ha, inoltre, aggiunto che il supporto da parte dell’opinione pubblica dell’uso della tortura è statisticamente aumentato. Uno studio della Stanford University avrebbe notato una correlazione con la maggior diffusione di film e serial tv con protagonisti spie e tematiche simili.