Quando la giustizia fa schifo

Si fa un gran parlare di riforma della Giustizia in Italia, ma la discussione è sempre appesa a massimi sistemi, garantismi di facciata, leggi ad personam per preservare i soliti noti. Il problema, quello vero, è che spesso dietro cotanto nobile nome, giustizia appunto, si cela un meccanismo fatto di piccole angherie, ritardi ingiustificabili, risposte che tardano ad arrivare e che possono letteralmente uccidere delle persone. I poveri cristi li chiamiamo, e con questo nome in qualche modo ci giustifichiamo noi tutti rispetto alle angherie che di continuo vengono perpretrate da un sistema che è marcio al suo interno, e per marcio intendiamo usurato, obsoleto, ingestibile.

Un caso kafkiano. Quello che vi presentiamo è un caso tra i tanti, un caso che per alcuni di voi potrebbe non sembrare grave ma che per noi è lo specchio di tutta la mala gestione di un ordinamento che troppo spesso tutela chi non ne ha bisogno e lascia abbandonate a sè stesse persone che avrebbero tutto il diritto di vedersi tutelate. Una detenuta R.N. aspetta di essere liberata nonostante il suo fine pena sia stato fissato lo scorso 27 Dicembre. Il problema è che nel giro di cancellerie, perchè detto per inciso anche in questo settore la burocrazia continua nel suo gioco perverso dello scaricabarile, sono andati persi i suoi fascicoli e con essi la data corretta del suo fine pena. Uno smarrimento che rende impossibile la notifica della scarcerazione che a detta del tribunale competente doveva già essere posta in atto. Ecco allora che per la nostra è iniziato un tram tram estenuante di telefonate, ora a questo ora a quell’ufficio, senza che qualcuno si prenda la responsabilità di sbloccare la situazione. Niente stanno facendo i vari uffici a cui la ragazza si è rivolta per ottenere semplicemente ciò che le spetta. Si continua con questo gioco al massacro, in cui ognuno scarica la responsabilità su qualcun altro senza decidersi a far terminare questo strazio. Evidentemente in Italia ci si muove solo quando le conseguenze di questa gestione schifosa della giustizia diventano irreparabili, c’è bisogno che scorra il sangue perchè qualcuno si decida ad aprire gli occhi. Forse è il caso, in questo caso, di fermarsi prima, e che qualcuno tra i tribunali di Pescara, Bologna e Ferrara pensi che finalmente sia arrivato il momento di dire “basta” con simili indecenze degne senz’altro di un paese che solo all’apparenza può dirsi civile.