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La confusione nel deserto, blitz e stallo per gli ostaggi in Algeria

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Gli ostaggi dell’impianto di In Amenas, in Algeria, devono ancora attendere. Dopo l’assalto dell’esercito algerino nella nottata di giovedì, ieri c’è stato l’ennesimo blitz, che non è servito a neutralizzare i terroristi, che tengono sotto controllo l’impianto di produzione di gas naturale.

Insuccesso – L’irritazione di David Cameron cresce giorno per giorno. Il suo governo non è stato avvisato per l’ennesima volta dell’irruzione dell’esercito algerino nell’impianto di In Amenas, in Algeria, che da giorni è circondato dalle forze di sicurezza. Nel primo blitz erano morti quattro ostaggi stranieri e anche la seconda ondata di ieri non ha prodotto risultati soddisfacenti. Ecco perché ora dalla Gran Bretagna sarebbe in arrivo una squadra speciale per appoggiare le forze algerine, che comunque non dovrebbero più intervenire senza il consenso degli altri paesi coinvolti nella vicenda, come Stati Uniti, Gran Bretagna, Norvegia, Giappone, Francia e Austria.

Notizie fumose – Secondo Radio France, dopo la fuga e la liberazione di alcuni degli ostaggi, ancora 60 persone sarebbero prigioniere dei terroristi islamici. Secondo le testimonianze dei superstiti, i ricattatori sarebbero solo 7, ma in possesso di ingenti quantità di esplosivo (l’impianto è stato isolato dalla rete del gas) e avrebbero già giustiziato numerosi stranieri. Le informazioni poco chiare che trapelano dalla sabbia del deserto fanno preoccupare. Secondo il giornale inglese The Guardian sarebbero rimasti coinvolti 130 cittadini stranieri di cui 100 già liberati e 570 dipendenti algerini sarebbero riusciti a fuggire, mentre l’agenzia di stampa algerina APS parla di 650 concittadini in salvo. Per quanto riguarda gli ostaggi ancora all’interno dell’impianto, sono i governi dei loro paesi di appartenenza a fornire qualche dato circa la loro composizione. I prigionieri sarebbero quindi sette americani, dieci giapponesi, otto norvegesi, circa 10-30 inglesi, mentre il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha annunciato la recente morte di un suo connazionale. 

Un problema per l’Europa – Lo stallo dunque prosegue e fonti algerine dichiarano che il governo avrebbe cercato inutilmente di trattare con i sequestratori, che sarebbero ostinati a rimanere nell’impianto di In Amenas. È stato invece annunciato che altri centri di estrazione potrebbero essere occupati e ciò provocherebbe un’emergenza di fornitura di gas in Europa, oltre alla preoccupazione per migliaia di dipendenti al lavoro in quest’area.

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