Liste pulite: Pd esclude Crisafulli, Papania e Caputo

Una questione di opportunità: è questa la motivazione alla base della decisione, maturata ieri dalla Commissione dei garanti del Pd, di mettere fuori lista tre candidati “forti” del Sud. La corsa verso il Parlamento si ferma qui per Mirello Crisafulli, Antonio Papania e Nicola Caputo, coinvolti in vario modo in inchieste giudiziarie che hanno imbarazzato il partito. Ad auto-escludersi sono stati, invece, Bruna Brembilla in Lombardia e Antonio Luongo in Basilicata. La decisione della Commissione ha suscitato immediate reazioni, tra cui quella di Mirello Crisafulli, che ai microfoni di Radio 24 ha bollato come puro atto di “giacobinismo” la sua esclusione.

E adesso che i garanti del Pd hanno emesso il loro verdetto, resta da capire se lo hanno fatto in rispetto alle norme del codice interno o per mettere a tacere le troppe voci polemiche che rischiavano di condizionare il giudizio dei cittadini. Un quesito destinato, probabilmente, a rimanere irrisolto e a perpetuare il dubbio tra la fermezza morale sbandierata dai democratici e la più stringente convenienza elettorale. Sia come sia, per il candidato di Enna Mirello Crisafulli, per quello di Trapani Antonio Papania e per Nicola Caputo di Caserta, la speranza di approdare nelle aule parlamentari si è spenta ieri.

“La Commissione nazionale di garanzia del Pd, presieduta da Luigi Berlinguer – si legge in una nota diffusa ieri – in base a un criterio di opportunità, ha deciso di non includere nelle liste elettorali le candidature di Mirello Crisafulli di Enna e Antonio Papania di Trapani. La Commissione ha, inoltre, considerata decaduta la deroga concessa dal Comitato elettorale nazionale a Nicola Caputo di Caserta”. Una decisione non facile, stando a quanto riferito dallo stesso Berlinguer: “La Commissione che presiedo – ha spiegato – ha voluto mantenere fermi due principi tra di loro in difficile equilibrio: da un lato quello costituzionale che si fonda sulla presunzione di innocenza del singolo e, dall’altro, quello che impone la tutela dell’immagine e della stessa onorabilità di quel grande corpo collettivo che è un partito di massa come il Pd”. 

Ma quali sono le colpe riferite ai tre “estromessi”? Antonio Papania ha patteggiato una condanna per abuso d’ufficio e Mirello Crisafulli risulta indagato per lo stesso reato. Su di lui pesano anche i sospetti di un “avvicinamento” alla mafia locale di Enna, per quanto la sua posizione sia stata archiviata nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla magistratura. E Nicola Caputo? L’ex candidato di Caserta è stato recentemente raggiunto da un avviso di garanzia per truffa e peculato emesso dalla Procura di Napoli in riferimento ai presunti rimborsi d’oro alla Regione Campania.

La notizia della sua esclusione ha insolentito non poco Mirello Crisafulli: È giacobinismo allo stato puro – è sbottato ai microfoni di La zanzara – Un errore e una scorrettezza clamorosa. Spero che il mio partito non continui su questa strada, quando si sceglie la via della purezza c’è sempre uno più puro che ti epura”. “Il Pd ha fatto una scelta che mette in discussione la sua costituzione antropologica – ha rincarato l’ex candidato di Enna – Così andrà solo peggio. Come farò a spiegarlo alle 6.600 persone che sono venute a votarmi alle primarie? È una cosa scorretta che poteva essere evitata. Se volevano arrivare a questo – ha concluso stizzito il democratico – potevano dirmelo anche prima”.