Redditometro 2013: un’indefinibile marchingegno

Il redditometro 2013 spaventa tutti e fa danno sui consumi di ogni specie e così, in campagna elettorale, tutti i politici di qualsiasi schieramento lo bocciano, la Corte dei Conti lo attacca dicendo che bisogna evitare “l’uso disinvolto di informazioni disallineate e non verificate” e critici sono anche i consumatori come ad esempio l’Adusbef che ha fatto sapere che si rivolgerà al Tar e darà mandato ai propri avvocati di impugnare in tutte le sedi il decreto ministeriale sul redditometro. Insomma, nessuno ci ha capito nulla, molti si sono spaventati e tanti altri arrabbiati ed una sintesi delle diverse reazioni si è vista anche durante la diretta di domenica 20 gennaio de L’Arena di Massimo Giletti. Pare, inoltre, che per difenderlo, sia sceso in capo solo il direttore generale dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, che ha affermato che non vi devono essere preoccupazioni per i 40 milioni di contribuenti, ma per i “finti poveri”. In attesa, però, della circolare applicativa sarebbe meglio approfondire l’argomento e, con un eccesso di curiosità, anche solo per farsi due risate, almeno per ora, andare ad effettuare  una prova attraverso il redditest; tenendo però presente, che esistono redditi che non sono inseriti nella dichiarazione dei redditi (Unico) come interessi, borse di studio, pensioni sociali, indennità di accompagnamento, ecc, ecc, i quali devono essere inseriti in questa prova.

Ciclo vitale e caratteristiche. In generale il redditometro non pare proprio un’invenzione partorita dalla crisi che ci sta colpendo. Dal 1932 ad oggi, infatti, il redditometro ha subito varie evoluzioni, ma non è mai stato veramente applicato. Impossibile che nel 32 sapessero già della crisi dei giorni nostri, o no? In quegli anni, infatti, un regio decreto stabilì che per determinare l’imponibile si sarebbe potuto tener conto anche “di circostanze ed elementi di fatto” con un occhio di riguardo al tenore di vita dei contribuenti. Successivamente, nel 1973, con l’entrata in vigore dell’articolo 38 del DPR 600, un decreto del Ministro Colombo, lo si rispolverò e fu stabilito di risalire al reddito attraverso le spese. Nulla di fatto fino al 1992, quando, sotto il Governo Amato, il Ministro Giovanni Goria stabilì che solo il lusso era l’indicatore della capacità contributiva e che l’accertamento poteva scattare solo se lo scostamento fra entrate o uscite presunte superava il 25%. Dopo un ulteriore ripescaggio del 1999 si arriva al  2010 con la legge 78 del Governo Berlusconi che prova a togliere un nuovo strato di polvere e nell’estate del 2011 il Ministro Tremonti, a causa della crisi e dello spread, vi rimette nuovamente mano per trasformarlo in uno strumento atto a verificare il tenore di vita degli italiani.

Redditometro 2013. Mentre la gente, in preda al panico, si chiede se dovrà tenere gli scontrini della spesa si viene a sapere che il redditometro, durante i vari passaggi storici, è arrivato ad abbassare il limite dello scostamento,fra il reddito dichiarato e quello presunto, che dal 25% è passato al 20%. In caso di scostamento, infatti, l’Agenzia delle Entrate chiederà al contribuente di giustificare l’incongruenza prima di far scattare l’accertamento.