Appuntamento al buio… il fascino dell’ignoto: i vampiri nella realtà

La settimana scorsa ho parlato in particolar modo del vampiro che alberga nell’immaginario collettivo. Il classico uomo dalla carnagione bianca, con lunghi canini protesi verso il collo delle vittime e avvolto da un lungo mantello nero, che scappa alla vista dell’aglio, ma nella realtà? Non hanno mantelli o lunghi denti, ma sono ugualmente alla ricerca di sangue. Il vampirismo è considerata una vera e propria malattia, chiamata dallo psicologo clinico Richard Noll (autore dell’opera   più completa dedicata al vampirismo clinico pubblicata nel 1992) “Sindrome di Renfield”, dal nome del servo di Dracula nel romanzo di Stoker.

Secondo Noll la sindrome si sviluppa a causa di un qualche episodio critico, vissuto durante l’infanzia, che porta l’adolescente ad eccitarsi con il sanguinamento. All’inizio si tratta di autovampirirsmo: ci si provoca dei piccoli tagli per procurarsi il proprio sangue poi, i malati affetti da questa inquietante patologia, iniziano a volersi procurare il sangue di altri individui. Il mitico Dracula era affetto da questa sindrome? Potrebbe essere. Certo, visto così, il suo mito perderebbe un po’ di fascino.

Ma non c’è soltanto il sangue che un individuo deve portar via ad un suo simile per essere considerato un vampiro. Oltre alle vene, può essere svuotata anche la mente. Esiste infatti anche il cosiddetto vampirismo psicologico. Veri e propri furti di energia. Di che cosa si tratta esattamente? Ve lo spiego raccontandovi un episodio accaduto molti anni fa alla famosa scrittrice inglese Dion Fortune (vero nome Violet Mary Firt: Llandudno, 1890 – Londra, 1945). Un angosciante episodio che la coinvolse quando ventenne, era maestra in una scuola privata.

Lei lo definì una “deliberata aggressione psichica”, da parte della direttrice dell’istituto, una donna prepotente e crudele, che aveva appreso in Oriente, delle particolari tecniche di suggestione basate sull’uso dei poteri mentali. Dopo molte feroci discussioni, la Fortune decise di lasciare il lavoro. Una collega le consigliò di partire senza avvertire la direttrice, che altrimenti non glielo avrebbe permesso. Malgrado l’avvertimento, la maestrina parlò con la superiora. Questa le disse che le sue dimissioni erano gradite, purché prima ammettesse di essere incompetente e di non avere fiducia nelle proprie capacità.

Dion Fortune si oppose. La direttrice allora la fissò negli occhi e ripeté la sua affermazione per ore, alcune centinaia di volte. Ad un certo punto, la maestra fece finta di cedere e chiese perdono. Allora venne lasciata libera di andarsene. Ma il danno ormai era fatto. La scrittrice per i tre anni che seguirono fu distrutta nel fisico e nella mente. Dopo più di un anno di malattia, scrisse in seguito, “il mio corpo era come una batteria elettrica che era stata completamente scaricata”. Praticamente quel vampiro, le aveva prosciugato le riserve vitali.

Persone come quella terribile preside, sono un po’ in ogni luogo e in ogni ambiente sociale. Menti forti e perverse che cercano di sottomettere quelle più deboli, per sottrarre loro la linfa vitale che le fa sentire sempre più forti. Sotto questo profilo penso che la letteratura fantastica, con il passare del tempo,  abbia addolcito molto la figura del vampiro: da Dracula al protagonista di Twilight, Edward Cullen, bello, sensuale e comprensivo, la differenza è abissale. Dall’incubo, al sogno… E lunedì prossimo? Non mancate. Nel frattempo vi consiglio una bella bruschetta con molto aglio… non si sa mai.