Game over per Atari, che dichiara bancarotta

La storica azienda di videogames sta attraversando in queste ore una soglia importante, prima di scivolare in bancarotta. Ma non è ancora finita, Perché il marchio verrà ancora sfruttato per produrre giochi nel campo mobile.

Verso la fine – Aggrappata al capitolo 11 della legge statunitense, Atari ha dichiarato bancarotta. In questo modo una parte della società potrebbe sopravvivere, staccandosi dalla francese Atari S.A, che un tempo si chiamava Infogrames. La parte superstite potrebbe così concentrarsi sullo sviluppo del settore mobile, che in questo periodo sta facendo registrare una crescita molto importante, a discapito delle vecchie piattaforme e dei pc. Ma la fine della partita per Atari non rappresenta solo la chiusura di un’azienda, ma è il simbolo di un forte declino dei marchi tradizionali dei videogiochi. L’azienda – che oggi ha la sua sede principale a Parigi – era stata fondata nel lontano 1972 a New York, in un momento davvero pioneristico per i videogiochi e i loro sviluppatori.

Una storia importante – Atari aveva fatto conoscere i videogiochi in tutto il mondo con il suo modello 2600, uscito nel 1977 e rimasto in circolazione fino al 1991, dopo che 30 milioni di unità erano state vendute. Un vero record, se si considera la breve durata di vita di cui godono le sue sorelle attuali, che vengono cambiate in pochi anni. Il successo di Atari era maturato anche grazie a titoli storici, come Pong o Space Invaders e tra le file dei suoi dipendenti poteva vantare anche un nome che sarebbe diventato famoso: quello di Steve Jobs. Il collasso dell’azienda francese arriva in un momento in cui molti marchi importanti stanno combattendo per la sopravvivenza, come Polaroid (che sta puntando sul mercato dei dispositivi mobili) e altri hanno invece già gettato la spugna, come Kodak e Blockbuster.