Elezioni 2013, il sospetto di Giannino: Dietro Monti, la Fiat

Il candidato premier di Fare per Fermare il declino, Oscar Giannino, continua la sua faticosa corsa verso l’appuntamento elettorale di febbraio. Mediaticamente “schiacciato” dai big della politica, l’economista tenta il tutto per tutto puntando sugli incontri con la gente e sulle (rare) ospitate in tv e in radio. Come quella di ieri a Rtl, nel corso della quale Giannino ha azzardato un collegamento tra la “salita” in politica di Mario Monti e l’attività della Fiat.

“C’è una pesante orma del problema Fiat irrisolta nella decisione di Monti di candidarsi in quel modo, di affidarsi al presidente della Ferrari, di fare una manifestazione a Bergamo dalla Brembo, che è un grandissimo fornitore Fiat”. A dichiararlo ieri ai microfoni di Rtl è stato Oscar Giannino. Conosco troppo bene le vicende italiane – ha continuato il giornalista – per non vedere l’orma di un enorme conflitto di interesse“. Non basta: “L’orma Fiat-Marchionne-Obama credo sia molto forte e ne sono preoccupato – ha insistito il candidato di Fare – Credete davvero che il presidente del Consiglio sia andato a Melfi a dire ‘Da qui riparte la Fiat nuova’ senza sapere che dieci giorni dopo si sarebbero chiesti due anni di cassa integrazione? Due anni di cassa integrazione per uno stabilimento così – ha spiegato l’economista – non si chiedono e ottengono in sei ore. Lo sapeva perfettamente”.

Quindi la “stoccata” al patron della Ferrari: “Mario Monti mi ha chiamato – ha riferito Giannino – e mi ha detto che alcuni non mi volevano: Montezemolo. Ho avuto l’impressione, e l’ho anche detto al presidente del Consiglio quando l’ho incontrato, che chi vuole la concorrenza sui treni non la vuole nella politica e ho anche aggiunto che chi è a busta paga di Montezemolo e sceglie candidati – ha rincarato l’economista – ha conflitto d’interessi”.