Iscrizioni scuola online 2013: fra regole e lamentele

Le iscrizioni online per gli studenti del primo anno di tutti gli ordini di scuola sono partite da solo una settimana e c’è tempo fino al 28 febbraio, ma nonostante ciò impazza la protesta. Le famiglie, infatti, continuano a lamentare la lentezza, se non addirittura il blocco totale del sistema. Se, insomma, tanti ci sono riusciti, molti altri no. Per cercare di sedare le proteste è intervenuto il Miur, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca, invitando alla calma e ripetendo che c’è un mese di tempo e che non serve arrivare per primi. L’impazienza, quindi, dovrà essere messa al bando e tutti i genitori coinvolti dovranno armarsi di santa pazienza, tentare e ritentare più volte fino all’ottenimento dell’esito positivo.

Come si effettua l’iscrizione? A tutti i genitori la pazienza servirà anche solo per cercare di capire meglio la procedura per iscrivere il proprio figlio a scuola e ricordarsi di seguire, passo dopo per passo, ogni fase compiendo tutte le azioni richieste. Il genitore, infatti, deve in primis accertarsi di avere il browser compatibile e poi iscrivere se stesso. Subito dopo, ricevendo una mail con le credenziali di accesso, tentare di recuperare il codice meccanografico che identifica l’istituto indicando correttamente la scuola e,  dulcis in fundo, compilare tutti gli appositi moduli.

Le lamentele. Come già detto il malumore continua ad aumentare. Quello che sembrava un disservizio del primo giorno è diventata una vera e propria odissea. Le famiglie sono insoddisfatte perché se si obbliga ad utilizzare una sola procedura si deve anche garantire che essa funzioni e sia all’altezza della domanda. Per molti sarebbe meglio tornare al cartaceo e così mentre il Codacons invita il Ministero a far retromarcia sull’obbligo dell’iscrizioni online, gettando benzina sul fuoco,  altre associazioni cercano di mediare chiedendo una proroga della scadenza, ma l’Anief che dichiara che 300 mila  iscrizioni su 1 700 000 che verranno fatte in questo modo sono “illegittime” perché circa il 20% degli Istituti sono stati soppressi o accorpati e quindi i numeri non corrispondono più, riaccende le polemiche portandole ad un livello superiore.

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