Mps: è bufera politica in campagna elettorale

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:11

Il tracollo borsistico del Monte dei Paschi di Siena (ieri il titolo ha perso più dell’8%) continua a tenere banco nel dibattito politico nazionale. Interpellato sull’argomento, anche Giorgio Napolitano ha espresso preoccupazione per lo stato di salute dell’istituto senese, aggiungendo di confidare però nell’operato della Banca d’Italia. Ma da destra a sinistra infuria la polemica, che prefigura uno scontro particolarmente aspro tra i leader. Con Pier Luigi Bersani a rivendicare l’estraneità del proprio partito alle dinamiche gestionali della banca e gli avversari politici a “inchiodarlo” alle sue presunte responsabilità.

Non sono un esperto di banche, ma credo che la questione sia grave e che bisogna occuparsene”. A dichiararlo ieri è stato il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, inevitabilmente interpellato dai cronisti sulla tempesta che si è abbattuta sul Monte dei Paschi di Siena. “Ho piena fiducia nella Banca d’Italia”, ha subito aggiunto il capo dello Stato, che ha tentato di calmierare l’allarmismo montante con la fiducia accordata all’organo di vigilanza nazionale.

Non la pensa allo stesso modo l’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che proprio sulla Banca d’Italia ha anzi scaricato la croce più pesante: In Italia per legge e per storia – ha spiegato l’ex Pdl – la vigilanza bancaria è di competenza esclusiva della Banca d’Italia. Nel caso specifico, trovo un po’ strano che questa vigilanza non ci sia stata, né preventiva né successiva”. E Mario Monti? Il Professore, in trasferta a Davos per il World Economic Forum, ha tentato di calmare gli animi: “Il sistema bancario italiano ha retto meglio di quello di altri Paesi – ha assicurato – È importante sottrarre questa tematica del Monte dei Paschi di Siena dalla confusione che si sta creando per evidenti ragioni”.

“Mi sembra che qui non sia in questione il tema dei controlli”, ha continuato il premier, che sul finale ha cercato di allontanare le ombre allungatesi sul prestito (di 4 miliardi di euro) concesso dal suo governo alla banca di Siena: Ogni comparazione tra i Monti-bond e il gettito dell’Imu – ha spiegato Monti – sono fantasie“. A dire la sua è stato anche Silvio Berlusconi, che ha preferito buttarla sul sentimentale: “Non conosco la situazione e non voglio espormi a dare un giudizio – ha premesso il capo della coalizione di centrodestra – ma ho un legame particolare con Monte dei Paschi perché, grazie a loro, potei costruire Milano 2 e Milano 3. Il legame era tale per cui risultai l’unica società a cui la banca concedeva mutui premiando la mia puntualità nei pagamenti. E’ un’istituzione a cui voglio bene“.

Meno tenero l’intervento del segretario del Pdl, Angelino Alfano, che è tornato a battere sulla responsabilità politica del partito di Pier Luigi Bersani: “Il Pd non può comportarsi come se sia precipitato ora da Marte sulla Terra – ha dichiarato l’ex Guardasigilli – Dovrebbe spiegare agli italiani tutto quello che sa sulla storia del Mps”. Da qui la proposta di nominare una commissione d’inchiesta parlamentare per fare luce sull’accaduto. Idea condivisa da Beppe Grillo, che ha contribuito, in maniera significativa, a enfatizzare l’attenzione sull’istituto senese e sulle presunte “colpe” del Pd: “E’ il più grande crac finanziario d’Italia – ha tuonato l’ideatore del Movimento 5 Stelle – peggiore di quello della Parmalat. Si sono mangiati 14 miliardi di euro e i responsabili sono un partito preciso, ben definito. E poi bisogna chiedere a chi doveva controllare, come la Consob – ha rincarato il blogger – come mai non ha controllato”.