Cgil: il piano della Camusso piace alla sinistra

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:01

Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, ha presentato ieri a Roma il suo Piano del lavoro. Un documento vasto (di 600 pagine), con cui la sindacalista spera di rilanciare la crescita del Paese puntando sulla ri-valutazione dell’occupazione. A benedire il suo “New Deal” il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, e il leader di Sel, Nichi Vendola, mentre il ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, ha tradito un atteggiamento più prudente sulle misure prospettate dal sindacato “rosso”.

Non un libro dei sogni, ma la piattaforma teorica da cui partire per ritornare a crescere. E’ quanto ha spiegato ieri Susanna Camusso alla vasta platea accorsa al Palalottomatica di Roma per conoscere i contenuti del suo Piano del lavoro. Un progetto impegnativo, che promette un incremento del 3% del tasso di occupazione nel biennio 2013-2015, e che punta a una crescita del Pil superiore al 3% nello stesso arco di tempo. Obiettivi ambiziosi, che la Camusso spera di centrare con un investimento pubblico di 60 miliardi di euro, da recuperare con la lotta all’evasione fiscale e la rimodulazione della pressione fiscale (leggi patrimoniale). Senza dimenticare l’irrinunciabile riduzione degli sprechi pubblici e l’utilizzo più intelligente dei fondi stanziati dall’Ue.

Parlare del lavoro è parlare del pane – ha esordito ieri il segretario della Cgil – Il lavoro è l’unica vera condizione per creare ricchezza nel nostro Paese e nel mondo. Creare e difendere il lavoro è l’unica premessa credibile per uscire dalla crisi”. Ad applaudirla il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, che – salito sul palco – ha rimarcato la vicinanza al sindacato di Corso Italia: “Se stiamo all’analisi della crisi e delle sue origini – ha spiegato il democratico – credo che ci sia poco da discutere. Siamo d’accordo e mi viene da dire: siamo d’accordo solo noi?”. “Sono girate idee sbagliate in questi anni, sia politiche che tecniche, secondo le quali – ha continuato Bersani – quel che c’è di mezzo è di impaccio. Ma le forze sociali non sono mai controparte di un governo. Per far girare le cose bene, ognuno deve fare il suo mestiere e chi governa – ha sottolineato il segretario del Pd – deve discutere con i soggetti sociali. Non c’è l’obbligo di trovare un accordo, ma il confronto fino in fondo ti fa sempre sbagliare di meno”.

Carico di entusiasmo anche l’intervento di Nichi VendolaQuando le elites attuali chiedono lo scalpo della Cgil – ha detto il leader di Sel – lo fanno perché vogliono abolire quel punto di vista che fa del mondo del lavoro un osservatorio sulle sofferenze e sulle speranze delle persone”. “Il nodo democrazia-lavoro è un nodo inscindibile – ha scandito il pugliese – Se non si offre una prospettiva di buona e piena occupazione, la democrazia è incompiuta”. E ancora: “Quanta innovazione e quanto coraggio, Susanna, nel vostro piano del lavoro – si è complimentato il governatore della Puglia – Se penso alla mediocrità delle carte di Mario Monti, alla sua agendina in cui non è citata la green economy e in cui il lavoro sembra l’epifenomeno occasionale delle magie del mercato”.

A tradire minore ottimismo è stato, invece, il ministro uscente Fabrizio Barca, indicato da molti come il volto della sinistra democratica di domani. “Nelle indicazioni relative alle manovre da realizzare – ha spiegato il tecnico – dubito che dalla riforma fiscale possano venire i 40 miliardi prefigurati nel Piano del lavoro della Cgil”“Difficile anche mettere in piedi in pochi mesi per il prossimo governo – ha aggiunto Barca – una creazione di beni genuini e di servizi davvero utili per la collettività”. Puntualizzazioni con cui il ministro – pur non sconfessando in toto la ricetta della Cgil – ha ridimensionato l’entusiasmo in sala.

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