Elezioni 2013: Ingroia inciampa sul candidato impresentabile

A gongolare saranno stati in tanti, sicuramente tutti coloro che hanno storto il naso (per usare un eufemismo) alla notizia che Antonio Ingroia avrebbe appeso la toga al chiodo per impegnarsi in politica. L’ex procuratore aggiunto di Palermo ha dovuto fare i conti ieri con una grana non da poco: la presenza, in una delle liste elettorali di Rivoluzione civile, di un indagato. Di chi si tratta? Del medico Marino Andolina (sponsorizzato da Rifondazione comunista), accusato dalla Procura di Torino di aver utilizzato illegalmente delle cellule staminali.

A seminare lungo il percorso di Antonio Ingroia l’ostacolo più grande è stato il quotidiano Libero, che ha ieri dato notizia della presenza, nella lista elettorale di Rivoluzione civile in Friuli Venezia Giulia, di un “impresentabile”. Una vera e propria bomba scoppiata nelle mani del togato in aspettativa, che ha fatto della trasparenza e della legalità i baluardi irrinunciabili del suo programma politico. A imbarazzare Ingroia è Marino Andolina, capolista al Senato in Friuli Venezia Giulia, indagato dalla procura di Torino per associazione a delinquere finalizzata alla somministrazione di medicinali guasti e pericolosi per la salute pubblica e alla truffa. In pratica il medico avrebbe incoraggiato terapie a base di cellule staminali non autorizzate dal ministero della Salute, spingendo i pazienti e le loro famiglie a investire somme di denaro importanti per il buon esito dei trattamenti.

La candidatura di Andolina è stata sponsorizzata da Rifondazione comunista, come ha ammesso lo stesso Ingroia: “Con Andolina non ho mai parlato – ha detto – mi è stato indicato da uno dei partiti della lista, Rifondazione comunista. Abbiamo preparato liste con oltre 900 candidati in 15 giorni, non potevo certo incontrare ogni persona. Così abbiamo delegato la scelte di diversi nomi ai partiti – ha ammesso il candidato premier – Nel filtro è saltato qualcosa, neppure i vertici nazionali di Rifondazione ne sapevano nulla”.

Parole con cui il leader di Rivoluzione civile ha tentato di scrollarsi di dosso la responsabilità della scelta dell'”impresentabile”, ammettendo però di aver ceduto alle solite logiche spartitorie nella compilazione delle liste elettorali. “Io non ero al corrente di questa vicenda che è molto delicata – ha aggiunto Ingroia – Non siamo in presenza della stessa categoria di indagini che coinvolge tantissimi candidati nelle altre liste. E’ una vicenda che riguarda un medico, su una tecnica controversa, che viene considerata illegittima da alcuni – ha spiegato l’ex togato – e legittima da altre sentenze di tribunali. Vedremo e valuteremo cosa fare nei prossimi giorni”. 

Stando a quanto specificato poco dopo dallo stesso Ingroia, però, il suo movimento avrebbe le mani legate. “I regolamenti sono chiari – ha tagliato corto – Le liste ormai sono depositate e noi non possiamo intervenire. E neppure il candidato può ritirarsi, perché assieme alle liste sono state depositate le singole accettazioni di candidatura”. Come uscire allora da questo cul de sac? La speranza è riposta nel senso di responsabilità del diretto interessato: “Lui può fare molto – ha detto Ingroia riferendosi ad Andolina – Può prendere impegni sul dopo elezioni già nelle prossime ore. Ci auguriamo che lo faccia”. Ma i più navigati assicurano che la “bomba” innescata ieri da Libero si spegnerà presto poiché ‘l'”impresentabile” che imbarazza Ingroia ha davvero pochissime possibilità di varcare l’ingresso di Palazzo Madama.