Gli alleati per il Mali sono arrivati nel nord del paese, presa Timbuctu

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:00

L’operazione congiunta tra la Francia e gli altri paesi africani intervenuti in Mali è entrata nel vivo. Dopo i numerosi bombardamenti di questi giorni, finalmente le forze alleate sono riuscite a scavare oltre la cortina che divideva a metà il paese, prendendo oggi le città simbolo di Timbuctu e Gao.

L’arrampicata verso nord – La perla del deserto, come viene chiamata Timbuctu, sarebbe ora tornata sotto il governo maliano. Dopo lo sbarco del contingente francese di 3.500 uomini e l’arrivo delle truppe da altri paesi africani, il Mali sta tornando ad essere una nazione. Con l’avvio l’11 gennaio dell'”operazione Serval”, i territori del nord erano stati bombardati dai Mirage 2000 e dai Rafaele francesi, che hanno indebolito soprattutto nelle ultime ore le postazioni dei ribelli islamisti. Così l’avanzata che ha condotto le truppe di terra fino ai margini della città di Timbuctu, prima che venisse presa, è stata accolta dalla folla esaltata per la liberazione e secondo le fonti locali non sarebbe stata opposta alcuna resistenza.

Un patrimonio storico e umano distrutto – La città dei sedici mausolei e dei 333 santi quindi ora è libera. Ma i mesi di duro regime estremista hanno lasciato profonde ferite nella “capitale” del nord patrimonio dell’UNESCO, che è stata privata di sette monumenti che sono stati distrutti e di migliaia di antichi documenti bruciati poco prima che le truppe guidate dai francesi entrassero in centro. Questo oltre alle pene inflitte alla popolazione, che ha sopportato la dura legge che segue i precetti della sharia, grazie alla quale gli occupanti hanno obbligato le donne a mettere il velo, inferto fustigazioni in pubblico e lapidato le coppie non sposate. In molti sono fuggiti nei campi profughi di Mauritania, Niger e Burkina Faso, ma non tutti sono riusciti a trovare una via di scampo. 

Le difficoltà future e la posizione italiana – Ora i militanti di Aqmi, la sezione di Al Quaeda nel Mahgreb, si starebbero ritirando verso nord, puntellando la propria difesa in un territorio molto ampio e scoperto, disteso tra le dune del deserto e perciò molto difficile da conquistare. L’ultima delle maggiori città del nord è Kidal, poi l’offensiva potrebbe trasformarsi in una guerriglia lunga e logorante. Per quanto riguarda il possibile impegno di un contingente italiano, il ministro degli esteri Giulio Terzi ha spiegato che “al momento mancano le condizioni politiche in una fase parlamentare come quella che stiamo vedendo”, sottolineando però la priorità della situazione maliana agli occhi del nostro governo.