Attentato all’ambasciata Usa in Turchia, una questione “interna”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 8:30

Un attentato nella giornata di ieri ha scosso il quartiere diplomatico di Ankara, in Turchia. Un kamikaze si è fatto esplodere davanti alla sede diplomatica americana, facendo subito pensare ad una vendetta preparata per la posizione presa contro la Siria.

Pericolose ritorsioni – Due morti e una giornalista rimasta gravemente ferita sono le prime vittime dell’esplosione avvenuta intorno 12,10, quando in Italia erano le 13,10, davanti ad un ingresso laterale dell’ambasciata statunitense di Ankara. Il forte rumore e la sirena dei mezzi di sicurezza e delle ambulanze hanno spaventato il personale delle ambasciate che si trovano in zona, tra cui quelle di Francia, Germania e Italia. Si è subito pensato ad un attacco ordito da cellule jihadiste, per punire la Turchia che dal 26 gennaio ha avviato la procedura per installare alcune batterie di missili Patriot al confine con la Siria. Si tratta di un sistema di sicurezza adottato per scongiurare nuovi attacchi siriani e proteggere i 3,5 milioni di turchi che vivono nella zona di confine.

Una questione interna – L’invio dei missili ha acuito la tensione con i movimenti estremisti, un risentimento che si va a sommare allo storico dissenso dei curdi del Pkk. Il 10 gennaio tre donne militanti del movimento erano state uccise a Parigi e anche questo poteva essere uno dei motivi che avevano scatenato l’attentato. Ma il kamikaze, il 30enne Ecevit Salit, si è invece scoperto appartenere al Fronte rivoluzionario popolare di liberazione (Dhkp/c), un movimento illegale di estrema sinistra. Questo avrà fatto sicuramente tirare un sospiro di sollievo negli Stati Uniti e negli altri paesi che sarebbero potuti essere indirettamente coinvolti nella trappola dell’attentato. Anche se l’attenzione rimane alta, la guerra velata con la Siria e i suoi alleati è quindi ancora sotto controllo. A questo proposito oggi era stato arrestato da agenti del servizio segreto turco che collaboravano con la Cia, il genero di Osama bin Laden, Suleiman T.. L’uomo era stato scoperto entrare nel paese con un passaporto falso. Così la preoccupante giornata turca non è stata il disastro che molti si aspettavano, ma solo uno dei tanti drammi interni della Turchia. Solo per la questione curda sono infatti morte 35 mila persone negli ultimi 30 anni.

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