Fiat Pomigliano: Operai Fiom stipendiati, ma fuori dalla fabbrica

La polemica intavolata tra i 19 operai della Fiat di Pomigliano d’Arco iscritti alla Fiom e la dirigenza del Lingotto non accenna a spegnersi. Dopo la decisione dei giudici di reintegrare gli operai, la Fiat ha, infatti, comunicato di essere pronta a stipendiare i dipendenti, ma non a riaccoglierli in fabbrica. Tanto quanto basta a suscitare nuove reazioni stizzite, come quella del segretario della Fiom, Maurizio Landini.

“E’ uno schiaffo alla dignità di questo Paese, la conferma di come sia in atto un’esplicita politica discriminatoria nei confronti dei lavoratori che decidono di iscriversi alla Fiom”: è quanto ha dichiarato Maurizio Landini a commento della notizia ufficializzata ieri dalla Fiat. I 19 operai dello stabilimento di Pomigliano d’Arco, che erano stati licenziati perché iscritti al sindacato “rosso”, verranno stipendiati – come deciso dai giudici della Corte di Appello di Roma – ma non potranno mettere piede in azienda. “Chiediamo l’intervento delle istituzioni, governo e forze politiche – ha aggiunto il sindacalista – perché il loro silenzio è inaccettabile. L’azienda non può godere di extraterritorialità”.

Un appello a cui ha già risposto il candidato premier di Rivoluzione civile, Antonio IngroiaMarchionne si crede superiore alla legge e continua a comportarsi come il padrone delle ferriere, secondo il modello berlusconiano – ha affondato il togato aspettativa – ma in un Paese civile le sentenze si rispettano”. “La decisione della Fiat mette tristezza – ha tagliato corto anche Nichi Vendola – E’ un’altra occasione persa per ristabilire rapporti corretti con il mondo del lavoro e i suoi rappresentanti. Lo dico con dispiacere autentico”. 

A puntare l’indice contro il Lingotto è stato anche il responsabile Economia del Pd, Stefano Fassina: “La scelta della Fiat è grave e preoccupante e colpisce la dignità della persona che lavora. Si umiliano uomini che non chiedono l’elemosina – ha spiegato il democratico – ma che vogliono ricevere una retribuzione per quanto contribuiscono a produrre”. 

E a sorpresa è arrivato anche il commento del ministro del Lavoro uscente, Elsa Fornero: “E’ ovvio che non è dignitoso per nessuno ricevere un salario essendo al tempo stesso richiesto di rimanere a casa – ha dichiarato questa mattina la Professoressa ai microfoni di Rai Radio1 – Da qui a prendere delle misure, che per un governo in uscita non sarebbero possibili, ce ne corre. Lancio però un appello perché nella contrapposizione si esce sempre tutti perdenti – ha precisato Elsa Fornero – Il mio è davvero un accorato appello al dialogo e spero che sia raccolto”.