La corsa agli armamenti orientale che fa temere una guerra

ULTIMO AGGIORNAMENTO 21:19

Aumentano le preoccupazioni per quanto accade nei mari orientali, dove una scalpitante Cina sta cercando di far sentire sempre di più la sua presenza. Tra incidenti, una rapida corsa agli armamenti e l’interesse per le risorse naturali dell’area, il rischio di un conflitto è più concreto che mai.

Potenze nervose – Come è ben noto, uno dei segnali più evidenti del preludio di una guerra è la corsa agli armamenti che la precede. Era accaduto prima della seconda guerra mondiale e potrebbe succedere di nuovo ora, dall’altra parte del mondo. Teatro degli interessi delle maggiori potenze mondiali sarebbero i mari agitati dell’oceano Pacifico dove, secondo il ministero della Difesa americano, ci sarebbero 7 trillioni di gas naturale e oltre 100 miliardi di barili di petrolio pronti da sfruttare. Riserve molto interessanti, che starebbero riscaldando l’atmosfera tra la Cina e i suoi vicini più ingombranti: il Giappone, il Vietnam, l’India e gli Stati Uniti. Così, mentre nel nordamerica è ancora concentrato il 50% delle spese militari mondiali, gli investimenti del settore nel Pacifico sono aumentati del 64%. La Cina ha registrato un incremento addirittura del 200%, spendendo 119 miliardi dei 317 miliardi di dollari utilizzati in ambito militare da Asia e Oceania insieme. La risposta di Taiwan, Vietnam, Brunei, Filippine e Malesia sarà l’immissione nei propri eserciti di altri 16 aerei e 350 navi entro il 2015, con 15.000 uomini rispetto ai 9.000 attuali per il 2020.

Incidenti in aumento – Numeri che fanno preoccupare gli analisti Rory Medcalf e Raoul Heinrichs del think tank australiano Lowy Institute, che pensano concretamente all’eventualità della guerra. Senza contare i numerosi incidenti che si sono verificati in mare, soprattutto dopo l’inizio del nuovo millennio. Dal 2001 ci sono stati circa 11 scontri nel Mar Cinese meridionale e orientale e recentemente il partito centrale di Pechino ha presentato un nuovo micidiale sottomarino funzionante con motori diesel e quindi molto silenzioso, che porta nella sua pancia siluri con 8.000 e 1.500 chilometri di gittata. Il tutto in un momento in cui il solido controllo statunitense sta vacillando per la crisi economica che affligge il paese, lasciando vuoti importanti che potrebbero causare situazioni di instabilità sempre più critiche e pericolose. Metteteci dentro un paese fuori controllo come la Corea del Nord e la frittata è fatta, attenti alla nuova Sarajevo.