Il paradiso greco per gli affari delle multinazionali

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:13

La manovra di salvataggio greca ha creato una situazione di grande difficoltà per la popolazione, costretta ad accettare contratti di lavoro sempre più svantaggiosi. In questo contesto sono molte le grandi aziende che hanno deciso di puntellare la propria produzione in Grecia.

Condizioni imposte dall’alto – Piangono sia Sparta che Atene in questa storia, perché riguarda un po’ tutti i cittadini greci, che da quest’anno saranno sottoposti ad un rigido trattamento approvato dal governo per salvare ciò che rimane dell’economia del paese. Con le nuove disposizioni imposte dalla Troika (Ue, Bce, Fmi) verrà creato così un ambiente favorevole per le multinazionali, che però non migliorerà la condizione dei lavoratori. In Grecia gli stipendi sono scesi vertiginosamente dall’inizio della crisi e molti diritti sono andati persi per permettere al paese di rimanere in piedi.

Il costo della manodopera – La possibilità di reperire manovalanza sottopagata (con stipendi che possono arrivare a 500 euro al mese) sta stimolando le aziende estere ad investire in Grecia. Come la Kraft Hellas Ae, filiale locale della Mondelez internazionale, un tempo Kraft Foods, che dovrebbe impiegare nel paese 5 milioni di euro dopo l’inizio del trattamento a suon di “lacrime e sangue”. Anche Hellas Unilever ha annunciato un’espansione, con la presentazione di 30 nuovi prodotti, Procter & Gamble aprirà un centro per la ricerca e l’innovazione ad Atene, mentre Johnson & Johnson manterrà la sua produzione sul suolo ellenico, il cui 95% è destinato agli altri paesi europei. E anche Henkel potrebbe approfittare della situazione, riprendendo la propria attività in Grecia dopo la sospensione tra il 2011 e il 2012. Oltre al taglio agli stipendi, i lavoratori greci dovranno subire anche la perdita di indennità di malattia. Insomma quello che un tempo sarebbe potuto sembrare come un trattamento da paese del terzo mondo sta diventando la norma in uno stato europeo e la possibilità del contagio anche ai paesi vicini dovrebbe non essere un’eventualità da scartare.