L’Islanda fa piazza pulita: prima le banche, ora la pornografia online

In Islanda si fa piazza pulita. Messi in fuga gli speculatori che avevano gettato il Paese nel baratro della bancarotta, la nuova guerra dichiarata dal governo di Reykjavík prende di mira la pornografia online. Nella fredda isola a metà strada tra Groenlandia e Gran Bretagna pare non si conoscano le mezze misure e, se per venir fuori dalla crisi economica i circa 325mila cittadini islandesi hanno pensato bene di non risanare gli ingenti debiti procurati da un pugno di spericolati banchieri (con buona pace degli investitori stranieri), nel caso della pornografia online la scelta che sta per concretizzarsi è quella di censurare totalmente i siti con contenuti per adulti, sull’esempio di quanto già avviene nella assai meno democratica Cina.

Ciò a cui sta pensando il governo islandese è un filtro per impedire la visione e il download di filmati e immagini pornografiche dal computer di casa e dai vari dispositivi di navigazione mobile, al fine di tutelare bambini, adolescenti e donne dalla visione di contenuti spesso violenti. “Dobbiamo poter discutere del divieto della pornografia violenta la quale, siamo tutti d’accordo, ha effetti molto nocivi sui giovani e può avere un evidente collegamento con i casi di crimine violento sulle donne”, ha dichiarato Ögmundur Jónasson, il ministro degli Interni, che è tra i principali ispiratori della legge. Tra le varie proposte, c’è anche quella di rendere illegale l’uso delle carte di credito islandesi per accedere agli indirizzi a pagamento delle pagine a luci rosse.

Non è forse un caso che l’unico Paese europeo rivelatosi capace di spezzare le catene del debito e di rispondere picche al dogma dell’incondizionata obbedienza al potere finanziario sia anche il primo, tra i Paesi democratici occidentali, a opporsi, senza bisogno di inutili retoriche e di bigotti moralismi, alla più redditizia industria del web. E non è neppure un caso che ciò avvenga proprio lì dove forse ci sarebbe meno bisogno di un provvedimento così drastico, in quell’Islanda considerata da tutti gli indicatori internazionali come il posto più tranquillo in cui una donna possa vivere.

Alla faccia del più coreografico tra i flash mob.