La soluzione finale: la Corea del Nord vuole distruggere il Sud

Gli eventi degli ultimi due mesi hanno infuocato il clima già rovente tra la Corea del Nord e la Corea del Sud. L’ultimo annuncio ha gettato nello sconforto le cancellerie di tutto il mondo, perché adesso Pyongyang vorrebbe addirittura la distruzione totale del suo vicino.

La goccia che sta per far traboccare il vaso – Le affermazioni di ieri fanno almeno preoccupare i governi di tutto il mondo. La Corea del Nord ha dimostrato con una prova di forza in dicembre, di possedere missili balistici nucleari e negli ultimi giorni ha confermato con un test sotterraneo di essere pronta ad utilizzare l’arma più temuta. La soluzione finale nei confronti del paese vicino con cui si contende la penisola dall’inizio della seconda metà del XX secolo, potrebbe stare ora per arrivare ai suoi atti conclusivi e ci sarà solo un vincitore. Una frase del diplomatico nordcoreano Jon Yong Ryong, durante un dibattito alla Conferenza sul disarmo delle Nazioni unite, potrebbe infatti avere già fatto attraversare le parole oltre la soglia ultima di sopportazione.

Inammissibile – “Il comportamento inaffidabile della Corea del Sud è solo foriero della sua distruzione finale” ha detto Jon durante l’incontro. E adesso una guerra potrebbe essere molto più vicina perché, come ha spiegato l’ambasciatrice inglese Joanne Adamson: “non si può consentire che ci siano espressioni che facciano riferimento alla possibile distruzione di stati membri dell’Onu”. Per ora lo stupore ha prevalso su una risposta forte e decisa, anche perché le prossime mosse della comunità internazionale potrebbero davvero far precipitare la situazione verso un conflitto. Da parte sua, la Corea del Nord dispone ancora del consenso cinese, senza il quale non potrebbe garantire la sopravvivenza del suo fragile apparato industriale e militare, che sopravvivono alle restrizioni grazie alla grande falla dell’embargo non rispettato da Pechino. Tuttavia la provocazione di ieri non potrà passare inosservata, soprattutto per lo scalpore che ha suscitato. “In 30 anni di carriera non ho mai sentito niente del genere” ha raccontato l’ambasciatore spagnolo Javier Gil Catalina “mi sembra che non si stia parlando di qualcosa di ammissibile, ma di una minaccia dell’uso della forza che è proibita dall’articolo 2.4 della Carta delle Nazioni unite”.