Continua la guerra in Siria, uccisi 19 bambini e Aleppo è in ginocchio

Senza troppo rumore continua la guerra in Siria. La routine sta prendendo il sopravvento, ma i cittadini siriani continuano a morire in una sanguinosa guerra civile che vede contrapposte le forze ribelli e l’esercito lealista di Bashar al-Assad. Negli ultimi attacchi sono morti anche 19 bambini e intanto continua l’indifferenza della comunità internazionale.

I missili del governo – Il vecchio cuore industriale siriano ormai non esiste più da tempo e Aleppo è ridotta ad un cumulo di macerie. Ma la mano del regime non si ferma davanti alle proprie città distrutte e non sopporta di ammettere la drammatica situazione in cui versa il paese. Il 22 febbraio, in un raid missilistico sono morti 19 bambini. Innocenti uccisi dal governo, che però non frena la sua repressione anche contro chi, con questa guerra non dovrebbe avere niente a che fare e intanto proseguono anche in queste ore feroci combattimenti per mantenere il possesso delle maggiori infrastrutture intorno alla capitale Damasco. Dicono che Assad abbia i giorni contati e c’è chi addirittura ha piazzato un timer sul proprio blog, ma la potenza di fuoco del suo esercito è ancora molto concreta e per ora gli stati di tutto il mondo rimangono a guardare.

Una comunità internazionale priva di credibilità – L’avanzata dei ribelli si concretizza in alcuni gesti, come quello di pochi giorni fa, quando un colpo di mortaio aveva raggiunto il muro di cinta di uno dei palazzi del presidente siriano alla periferia di Damasco, ma aumenta nel frattempo anche l’infiltrazione di gruppi estremistici islamici. Solo nell’ultima giornata di guerra, secondo l’Ondus, le vittime accertate sarebbero 160, di cui 95 civili, 24 ribelli e almeno 37 soldati governativi. Numeri che non fanno ancora intervenire concretamente la comunità internazionale, che ha perso ogni credibilità e affida ancora volatili parole di condanna ai suoi portavoce. Le ultime sono dell’Alto rappresentante per gli Affari Esteri dell’Unione Europea Catherine Ashton, che dal suo seggio, riferendosi alle ultime notizie, ha dichiarato che “niente può giustificare un atto di tale brutalità che ha ucciso così tante persone, soprattutto civili tra cui bambini”. Ciononostante nessuno interviene, perché in Siria ci sono ancora problemi di vecchie alleanze e rivalità mai sopite, rischi per le conseguenze di una costosa infiltrazione nelle questioni arabe e soprattutto mancano aziende multinazionali e materiali preziosi da riscattare, come in Mali.