Gli studenti Erasmus si sono organizzati e voteranno lo stesso

I ragazzi che si trovano all’estero per studiare con il programma Erasmus si erano visti negare la possibilità di votare per “motivi tecnici”. Dopo il diniego, la protesta si era però espansa a partire dai social network e ora i giovani italiani si sono organizzati per costituire veri e propri seggi di voto illegali.

Gli esclusi – Il loro voto non varrà, ma almeno gli studenti dell’Erasmus all’estero potranno esprimere comunque la loro preferenza, facendo valere in un modo o nell’altro la loro posizione politica. In Italia sono 50.449.979 gli elettori chiamati al voto, di cui 3.438.670 nelle sezioni all’estero. Non sono però considerati gli oltre 25 mila cittadini che studiano fuori dal loro paese. Così, mentre i due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono stati riportati a casa con grande impegno del ministero degli Affari Esteri, per esprimere il loro prezioso voto, nulla è stato fatto per permettere anche agli studenti di far valere un loro importante diritto.

“Io voto lo stesso” – Anzi, qualcosa sì, perché il 22 dicembre scorso il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva firmato un decreto il quale spiegava che “i cittadini italiani che si trovino temporaneamente all’estero e non appartengano alle categorie dei cittadini impegnati in missioni internazionali, dipendenti statali e professori e ricercatori universitari in servizio potranno votare esclusivamente recandosi in Italia presso le sezioni istituite nel proprio comune di iscrizione nelle liste elettorali”. Nessuna possibilità, quindi, per chi non possa permettersi una scappatella elettorale in Italia, ma i ragazzi dell’Erasmus si sono comunque organizzati, istituendo dei seggi elettorali in 30 città europee e lanciando la campagna “io voto lo stesso”, su Twitter #iovotolostesso. Annalisa Autiero e Antonella Frasca Caccia, le due prime organizzatrici della protesta e studentesse Erasmus a Madrid, hanno spiegato che i risultati del voto verranno pubblicati su Facebook.