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Elezioni, tutti i flop: Da Monti a Ingroia. Lega ko. Fini non rieletto

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Monti non oltre il 10% – L’obiettivo di Monti, Fini e Casini, di fare da ago della bilancia nello scenario politico Italiano non è stato raggiunto. Il nuovo centro, che voleva costringere il Pd ad un’alleanza per governare il paese, si trova di fronte ad una sonora sconfitta.
La coalizione formata dalla Lista Monti, Futuro e Libertà e Udc, infatti, non supera il 10,5% alla Camera e il 9,1% al Senato.
E’ stato un risultato soddisfacente, da alcuni ipotizzato superiore, ma io sono molto soddisfatto alla luce di alcuni elementi, a cominciare dai tempi, appena 50 giorni da quando abbiamo deciso di presentarci, partendo da zero“, è stato il commento a caldo di Monti: “I nostri elettori hanno fatto una scelta coraggiosa, votando in più di tre milioni per qualcosa che prima non esisteva, e lo hanno fatto nell’interesse generale, e non proprio: era questo l’appello che avevamo rivolto loro“.
Fini e Casini, invece, non possono non confermare la sconfitta: “Nella vita si vince e si perde. Abbiamo dato tutto noi stessi per un progetto di governabilità del Paese. Abbiamo pensato che la soluzione di parlare all’Italia venisse premiata”, ha ammesso il leader dell’Udc.

Lega ko nelle regioni chiave – Altro risultato deludente è stato quello raggiunto dalla Lega. I risultati alla Camera e al Senato sono dimezzati rispetto alle ultime elezioni, perdendo consensi nelle regioni più importanti come il Piemonte e la roccaforte Veneto.
Unico dato positivo potrebbe venire dalle elezioni regionali in Lombardia, dove Maroni è candidato come presidente.
“Il dato per la Lega è molto negativo, inutile fare giri di parole. Si apre una riflessione. E se i militanti lo vorranno, sono favorevole a un nuovo congresso”, ha ammesso Massimo Bitonici.

Ingroia: Colpa del Pd e dei media – Altro risultato deludente è quello registrato dall’ex magistrato Ingroia e la sua lista Rivoluzione Civile.
La percentuale raggiunta non basta ad entrare in Parlamento (2%).
Ha prevalso la campagna politica del centrosinistra, in particolare del Pd, contro di noi. Continueremo fuori dal Parlamento per preparare le prossime vicine elezioni“, ha ricordato l’ex pm che parla anche di amarezza perché “al leader del Pd, Bersani, avevamo offerto una possibilità di confronto, di dialogo, di allargamento della coalizione. Ma non abbiamo avuto nessuna risposta“.

Matteo Oliviero