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Fini &co: quelli che lasciano il Parlamento

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Nelle giornate seguite al verdetto elettorale, la parola cambiamento ha fatto il pieno di consensi. Ma cosa vuol dire veramente? A quale cambiamento alludono i politici che si limitano a registrare oggi quello che non avevano compreso ieri? Il mutamento dello scenario millantato nelle ultime ore sembra essere la triste appendice di una campagna elettorale che ha smerciato fumo, promesse e inganni. L’unico cambiamento finora accertato è quello che riguarda il fisiologico “ricambio” di alcuni protagonisti politici. L’elenco dei “trombati eccellenti” è lungo, ma non può certo soddisfare l’urgenza di innovazione denunciata dal Paese votante.

Gianfranco Fini dirà presto addio al Parlamento italiano. Il leader di Fli, “cannibalizzato” dalla Lista civica di Mario Monti, lascerà il Palazzo a 30 anni esatti dal suo primo ingresso. Un congedo doloroso, che l’ex co-fondatore del Pdl ha commentato con parole cariche di amarezza: “Per quanto ci riguarda è impossibile nascondere un risultato totalmente negativo ed è inutile recriminare. Per l’Italia temo che il peggio debba ancora venire”. Il magrissimo 0,46% incassato da Fli alla Camera ha scritto la parola fine alla lunga e ininterrotta permanenza parlamentare di Fini che lascerà insieme ai suoi uomini di fiducia (tra gli altri, Italo Bocchino e Fabio Granata).

Insieme a loro uscirà dal Parlamento anche Antonio Di Pietro. L’ex magistrato di Mani Pulite, sedutosi per la prima volta alla Camera nel 1997, ha annunciato ieri le sue “dimissioni irrevocabili” dalla presidenza dell’Idv. L’avventura intrapresa con Antonio Ingroia si è risolta in un clamoroso capitombolo elettorale, che ha spinto l’ex togato a congedarsi dalla politica nostrana. Ma anche il partito di Pierluigi Bersani ha perso pezzi importanti. Come l’ex presidente del Senato, Franco Marini, che lascerà vuoto il suo scranno dopo 21 anni di “militanza” parlamentare, e Paola Concia che alla Camera ha sostato, invece, per soli 5 anni.

Restano fuori anche il co-fondatore di Fratelli d’Italia, Guido Crosetto, entrato per la prima volta a Montecitorio nel 2001, e il “veterano” Gianfranco Miccichè, che dal 1994 si è diviso tra gli impegni romani (come parlamentare) e quelli siciliani (come presidente dell’Assemblea regionale). Niente sedute parlamentari, infine, anche per i Radicali. La nuova dicitura “Giustizia Amnestia e Libertà” non ha portato bene ai colleghi di Marco Pannella, ai quali non sarà più consentito di frequentare l’emiciclo.