Appuntamento al buio… il fascino dell’ignoto: le Bermuda e la porta spazio-temporale

Come vi dicevo, il secondo episodio riguardante il Triangolo delle Bermuda che voglio raccontarvi, è ancora più inquietante. E’ accaduto nel 1970, Il pilota americano Bruce Gernon era in volo con suo padre ed un socio d’affari, dalle Bahamas alla Florida, quando racconta di aver visto una strana nube proprio davanti al suo aereo. Più si avvicinavano, più la nube assumeva la forma di un vortice a spirale. Queste le parole di Gernon: «All’inizio il tunnel era enorme, ma poi cominciò a diventare rapidamente più piccolo. Quando entrammo nel tunnel successe una cosa incredibile: si formarono delle linee. Era come guardare nella canna di un fucile, perché le linee si avvolgevano lentamente a spirale in senso antiorario. Incontrammo un’intensa elettricità. Vedevamo dei flash che andavano e venivano, e intorno eravamo circondati da una strana nebbia giallo-grigia, che io chiamo “nebbia elettrica”. Gli strumenti non funzionavano e allo stesso tempo provavamo una sensazione incredibile».

Una volta usciti dalla nebbia, chiamarono il controllo aereo di Miami, ma nessuno riuscì a trovare il loro aereo sullo schermo del radar.  «Circa tre minuti dopo, il controllore radar tornò alla radio tutto contento. Ci aveva individuato sopra Miami. Non riuscivamo a crederci perché eravamo in volo soltanto da trenta minuti, mentre avremmo dovuto metterci più di un’ora per giungere a destinazione». Da quel momento si è fatta strada un’ipotesi alquanto suggestiva: il Triangolo delle Bermuda potrebbe essere una porta spazio-temporale. Un wormhole (in italiano, letteralmente, “buco di verme”). Un’ipotesi assurda? Secondo la teoria della relatività dello scienziato tedesco Albert Einstein, è possibile curvare lo spazio utilizzando una spinta gravitazionale, fino a creare un passaggio nello spazio-tempo che permetta di coprire la distanza fra due punti in minor tempo rispetto ad un viaggio attraverso lo spazio normale. Una scorciatoia.

 E’ doveroso però ricordare anche quanto segue: Non si sa empiricamente se esistano wormhole. Una soluzione alle equazioni della relatività generale (come quella che fece L. Flamm) che possa rendere possibile l’esistenza di un wormhole senza il requisito di una materia esotica (sostanza teorica che possiederebbe una densità di energia negativa) non è stata tuttora verificata. Ammettendo che sia possibile, potrebbe esserci un wormhole all’interno del Triangolo delle Bermuda. Aerei e navi scomparsi potrebbero essere finiti in un luogo e magari in un tempo, diversi? Sostenitore delle ipotesi più suggestive è Michael Preisinger, l’autore di : “Il Triangolo delle Bermuda”.

Ecco la quarta di copertina. Una ventina di anni fa, Charles Berlintz ha entusiasmato il mondo con i suoi best seller sul Triangolo delle Bermude, raccogliendo con meticolosità dati su casi di navi e aerei svaniti nel nulla. Ora, una spedizione guidata dal ricercatore Michael Preisinger indaga su strane deviazioni magnetiche nel mare delle Bahams e delle Florida Keys, analizzando miti, leggende, fenomeni inquietanti e misteriose sparizioni alla luce delle scoperte della nuova scienza. Le analisi sulle presunte vestigia di Atlantide e le immersioni nei mari tropicali, circondati da squali e barracuda, hanno permesso alla spedizione di porre le basi per una teoria complessiva. Che si ricollega alle tesi di Einstein e Hawking per trovare risposta a un rebus che ha inizio fin dalla genesi dell’arcipelago e dalle prime antichissime civiltà che si svilupparono nella regione. Come le tessere di un mosaico, le indagini di Preisinger vanno a formare un quadro d’insieme coerente e spregiudicato, fino a interrogarsi sui buchi blu e a spalancare le porte d’accesso ad altre dimensioni. E lunedì prossimo? Se non finisco dentro ad uno di quei… buchi, Wormhole, mi ritroverete.