Addio a Hugo Chavez, uno che ci credeva ancora

“Grazie a Fidel, a Raul e a tutta Cuba!! Grazie al Venezuela per tanto amore. Sono attaccato a Cristo e confido nei miei medici e infermieri. Hasta la victoria siempre!! Vivremo e vinceremo!!!”. Scriveva questo solo due settimane fa su Twitter il presidente del Venezuela Hugo Chavez. Erano parole di speranza, una speranza rivolta innanzitutto a se stesso, ma anche a quanti hanno visto in lui l’immagine di un condottiero alla Simón Bolivar, di uno che ci credeva sul serio e che anche dal letto di un ospedale pensava a fare ancora la sua rivoluzione e a vincere il cancro, ultimo e letale suo nemico.

Hugo Chavez non ce l’ha fatta ed è morto a Caracas alle 16.25 ora locale, le 22.55 in Italia. Ad annunciarlo in tv è stato il vice presidente Nicolas Maduro, il ‘delfino’ che raccoglierà la pesante eredità del ‘comandante’ Hugo. Le condizioni di salute del 58enne leader venezuelano, ricoverato in un ospedale di Caracas per sottoporsi a un ciclo di chemioterapia dopo esser già stato per ben quattro volte operato di tumore a Cuba (l’isola del caro amico Fidel Castro), si erano aggravate in mattinata. Maduro aveva addirittura denunciato l’esistenza di un “piano per destabilizzare” il Venezuela dietro la malattia del leader, creando un parallelismo col caso del leader palestinese Yasser Arafat e intimando alla diplomazia statunitense di lasciare entro 24 ore la capitale.

Quel che è certo nel tam-tam degli innumerevoli commenti è che Chavez se ne va e con lui abbandona il terreno un protagonista del nostro tempo, una voce fuori dal coro, un  leader carismatico capace di divenire il più amato nemico degli Usa, un sognatore, un rivoluzionario per davvero.

Uno che ci credeva anche mentre stava per morire, lucido e fiero.