La soluzione di Vendola: Al via governo di anti-tecnici

Il magro bottino incassato nell’ultima tornata elettorale ha costretto i leader del centrosinistra ad avviare severe e scrupolose analisi interne. In attesa del “verdetto” che verrà emesso oggi dalla Direzione nazionale del Pd (nel corso della quale il segretario Pierluigi Bersani chiederà al suo partito di benedire il programma di governo scandito in 8 punti), a fare auto-critica è stato ieri Nichi Vendola“Bersani presenti una squadra che sappia stupire – ha proposto su facebook il leader di Sel – Un governo di cambiamento, di anti-tecnici e non di lobby, con incarichi a personalità che tutelino il bene comune e le esigenze del Paese”. 

Per il governatore della Puglia non è un momento facile. Tallonato dagli avversari politici che gli chiedono di chiarire se resterà al governo della Regione o si siederà in Parlamento, Nichi Vendola deve fare i conti anche con la caduta verticale dei consensi del suo partito. Non solo: il sostanziale “tradimento” dei suoi corregionali alle ultime elezioni (la Puglia è tornata al centrodestra) ha incoraggiato commentatori e analisti a ufficiare la fine dell’idillio tra i pugliesi e il loro governatore.

Intercettato ieri dai giornalisti, il numero uno di Sel non ha negato il momento di oggettiva difficoltà. E ha snudato quello che, a suo giudizio, è stato l’errore più grave commesso in campagna elettorale. “Mentre i populisti parlavano alla pancia del Paese – ha notato Vendola – il centrosinistra ha parlato di Monti. Lo strabismo, lo sguardo puntato verso i moderati ha portato fuori strada il centrosinistra, che non ha compreso la domanda di cambiamento espressa dal Paese”. 

Una situazione complessa, ma non irrecuperabile. “Per uscire dalla paralisi, se dovessi dirla con un’espressione tecnica – ha dichiarato il presidente della Puglia – direi che occorre un governo di anti-tecnici. Non un governo eterodiretto dalle lobby economico finanziarie, che castighi la spesa sociale e metta in una condizione di depressione l’economia nazionale, ma un governo di personalità che incarnino, nella loro biografia, quel sentimento di protezione e di tutela dei beni comuni. Servono personalità e un programma – ha concluso Nichi Vendola – che parlino come un messaggio forte di speranza all’Italia”.