D’Alema e la sindrome dell’inciucio

E chi lo ha detto che l‘inciucio sta all’origine della degenerazione politica? A riabilitare la nobiltà dell’accordo trasversale è stato ieri Massimo D’Alema, che nel suo intervento alla Direzione nazionale del Pd, scomodando Antonio Gramsci, ha parlato dell’importanza del compromesso. E sulla “rottamazione” propagandata da Matteo Renzi: “Non ho avuto l’impressione che la classe dirigente che si affaccia sia granché nuova”, ha notato tranchant l’ex premier.

Il termine ha assunto un significato marcatamente negativo perché indica, nella convinzione popolare, la contrattazione avviata da forze politiche contrapposte che, sulla base di un antico (ma imperituro) do ut des, si accordano per la spartizione dei poteri. A tentare di “riabilitarlo” è stato però Massimo D’Alema: “Vogliamo liberarci dall’ossessione dell’inciucio, dalla malattia psicologica dell’inciucio? – ha detto ieri nel corso del suo intervento alla Direzione nazionale del Pd – Il fatto che nel nostro Paese il dibattito pubblico sia dominato dall’ossessione dell’inciucio è un segno di fragilità culturale”.

Se c’è una cosa sicura sulla Seconda Repubblica – ha continuato nel suo ragionamento il presidente del Copasir – è che non è mai stato fatto un accordo, né segreto né pubblico, e infatti non si sono risolti molti problemi. Se in questo Paese non si sono fatti passi avanti in questi 20 anni – ha insistito D’Alema – è perché non si è fatto nessun compromesso con la destra”. E che l’ex presidente del Consiglio auspicasse un dialogo con lo schieramento di centrodestra è cosa da lui stesso riconosciuta: “Sono rammaricato per il fatto che, in un momento così drammatico per il Paese – ha spiegato il democratico – non sia possibile una risposta a livello di unità nazionale. Non è una cosa di cui essere lieti”. “Non credo che possiamo rinunciare a fare un discorso sulla destra e alla destra – ha sottolineato D’Alema – La destra esiste, ma non è possibile adesso: l’impedimento è rappresentato da Silvio Berlusconi“. 

Non solo: l’ex ministro degli Esteri ha approfittato dell’occasione per sconfessare ancora una volta l’operazione “rottamazione”. “A volte vedo venire avanti una visione fragile e subalterna del rinnovamento – ha notato – Lo si è identificato con la liquidazione di una classe dirigente. Benissimo, io mi sono auto-liquidato, ma non ho avuto l’impressione che la classe dirigente che si affaccia sia granché nuova. Un signore di 65 anni che fa le riunioni a porte chiuse e prende a calci i giornalisti, tutte cose molto vecchie – ha osservato D’Alema riferendosi a Beppe Grillo – appare più nuovo di noi”. Una “stilettata” inequivocabilmente destinata al sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che però aveva già abbandonato la sala.