Alfano e la minaccia di tornare alle urne

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:05

Il sentore è che, dopo aver preso coscienza dell’impossibilità di formare con gli storici avversari un governo di larghe intese, il partito di Silvio Berlusconi abbia deciso di passare al contrattacco. Lo ha fatto ieri attraverso il segretario Angelino Alfano, che ha chiesto a Pierluigi Bersani di non “impiccare” l’Italia agli interessi del suo partito: “Se sono in grado di fare un governo, lo facciano – ha tagliato corto l’ex ministro della Giustizia – altrimenti torniamo al voto”. Opzione fermamente scartata dal vicesegretario del Pd, Enrico Letta, che ha definito “fuori luogo” la minaccia paventata da Alfano. Ma nel suo partito c’è anche chi, come Stefano Fassina e Matteo Orfini, sembra guardare al ritorno alle urne con moderato interesse.

“Noi chiediamo al Pd di non impiccare l’Italia ai propri interessi egoistici e di partito. Se sono in grado di fare un governo, lo facciano e lo facciano rapidamente, altrimenti torniamo al voto. Noi non possiamo far sì che l’Italia resti appesa a un’impuntatura del Pd”. Interpellato ieri dal Tg5, il segretario del Pdl, Angelino Alfano, ha destinato una dichiarazione ultimativa al partito di Bersani. Le troppe porte ricevute in faccia devono aver convinto i pidiellini della necessità di cambiare strategia spingendoli a preconizzare nuovi scivolosi scenari per gli avversari.

La minaccia del voto che Berlusconi e Alfano hanno messo sul tavolo – gli ha risposto Enrico Letta – mi sembra totalmente fuori luogo, contraddittoria, sbagliata. In questo momento c’è bisogno di buon senso per seguire le parole del presidente Napolitano, che mi sembrano la linea giusta”. “Alfano parla di interessi di bottega chiedendo elezioni anticipate? – ha continuato il vicesegretario del Pd – Come si fa? Gli italiani si sono espressi e bisogna essere rispettosi dell’espressione del voto. Questo Parlamento legittimo deve dare risposte ai gravi problemi del Paese. Ognuno faccia la sua parte con responsabilità“. 

Ma a non scartare a priori l’ipotesi di tornare alle urne, nel caso in cui la “via stretta” indicata da Bersani risultasse totalmente impercorribile, sembrano essere almeno due colleghi di Enrico Letta: Stefano Fassina e Matteo Orfini. Appartenenti alla corrente dei cosiddetti “Giovani turchi” (l’ala più radicale del partito), i due avrebbero, infatti, pubblicamente ammesso di considerare il ritorno anticipato al voto l’opzione b più plausibile. Di più: Orfini avrebbe già annunciato la necessità – nel caso in cui il tentativo di Bersani dovesse fallire – di indire nuove primarie per “incoronare” il nuovo candidato premier. Sia lui che Fassina guardano, infatti, con scarsissima simpatia alla futuribile leadership di Matteo Renzi. 

 

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