Chavez: la speranza e la delusione – una testimonianza venezuelana

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:37

La tecnica dittatoriale entra in un paese con maschera democratica. Quando Hugo Chávez Frias, anni dopo il suo tentativo di golpe fallito, s’insediò, finalmente in maniera legale, nel governo venezuelano, parlò di socialismo e di libertà di pensiero. In molti ci credemmo ma, ben presto, ci rendemmo conto che così non non era.

Cancellare dalla sera alla mattina la più antica televisione venezuelana, Radio Caracas Televisión, perché non in linea con la sua politica è stato un chiaro segnale che ci stavamo allontanando dalla democrazia. Stessa sorte per giornali, emittenti radiofoniche e associazioni di colore diverso dal suo. Il miliardo di dollari che è entrato al paese negli anni di governo chavista non è stato utilizzato, come si crede, in opere reali, hanno semplicemente ingrossato i conti all’estero e donati ai paesi come Cuba, Bolivia, Ecuador, Argentina, Uruguay, ecc. in modo che lo aiutassero a pubblicizzare il (falso) “socialismo del secolo XXI”. Voler imitare Simon Bolivar era solo per far presa sul popolo e a nome suo ha commesso non pochi soprusi.

Affamare una parte del popolo, quella dei ranchos, renderlo poverissimo, per poi dargli le briciole può funzionare, è una sorta di Sindrome di Stoccolma, ma la libertà di pensiero è tutta un’altra cosa. Era un uomo volgare, che spesso insultava chiunque gli obiettasse qualcosa e non si è tirato indietro quando ha deciso di far piangere non poche famiglie, parliamo di migliaia di persone, punendo severamente i figli, i mariti, le ragazze che manifestavano contro le sue decisioni dittatoriali; un metodo molto vicino a quello di Saddam Hussein. E’ vero che si è occupato, in qualche maniera, dello strato povero della popolazione, ma è anche vero che durante il suo governo non sono state costruite grandi opere, non ha avuto un incremento l’industrializzazione del paese e nemmeno si sono mantenute quelle esistenti, sempre troppo preso dal proprio corsa agli armamenti. Il sistema elettrico in Venezuela è quasi inesistente. L’industria agroalimentare, monopolizzata dallo Stato, non produce nemmeno il 50% del fabbisogno. I giovani talenti scappano, anche per mancanza di sicurezza. Il Venezuela è uno dei paesi più pericolosi al mondo e Caracas al terzo posto in fatto di delinquenza e omicidi. Chavez decideva e basta; addirittura promosse un referendum per restare al governo, senza indire mai elezioni, fino al 2031, lo perse. A cosa serve amare i poveri se non si permette loro di migliorare? E’ sufficiente un misero sussidio? Chavez ha avuto la fortuna di avere il petrolio e di venderlo a prezzi astronomici, ma non ha saputo creare un’economia a giovamento della propria gente. La povertà, l’insicurezza, la mancanza di libertà hanno raggiunto, insomma, livelli insopportabili.

Intimoriva i suoi contrari, anche i dipendenti pubblici e quanti avessero interessi con lo Stato, facendo credere che i loro voti erano controllati dall’ente che gestisce le elezioni, e lo diceva apertamente in radio, tv, autobus, ecc. minacciava di togliere sussidi delle missioni a chi non avesse votato. Si può parlare di elezioni legittime, ma non completamente.

Mi è stato chiesto di parlarne in pubblico, ma se non posso dire come stanno veramente le cose, preferisco non farlo. C’è una parte consistente che non ha appoggiato Chavez, una parte che ha subito i maltrattamenti, gli insulti, gli sputi e l’emarginazione e parliamo di almeno un 47%.

I media italiani si basano su quello che dice la tv venezuelana, quella rimasta, quella governativa e non si rendono conto che così facendo stanno dimenticando tante altre persone, milioni di persone. Che motivo hanno, anche loro, di non dire le cose come stanno? Si tratta di ignoranza o di cattiva volontà?

E’ nata una poesia in questi giorni, confezionata da chi oggi ha speranza che la “libertà” rientri in Venezuela, insieme ai colori scomparsi completamente per dare visibilità solo al colore rosso. Un cuore popolare, un cuore democratico, non può accettare che un despota, fingendosi socialista, tolga alla gente la libertà di essere se stessa. C’è un altro popolo, quello che in questo momento non festeggia la morte di un essere umano ma, certamente sì, la fine di una vera e propria tirannia.

Pinten las calles de mil colores (CdF)

Que no quede solo el color rojo por las calles de Venezuela, que agreguen el azul, el verde, el rosado, el amarillo y el naranjado. Que vuelvan a sonreir los colores en mi Tierra linda, libre de cadenas y de tiranos. Que Venezuela vuelva a ser de los Venezolanos, con sus tradiciones, sus colores y sus riquezas. Que por las calles volvamos a escuchar las notas de Alma llanera y los gritos de los niños, y que nadie más se atreva a quitarnos nuestra libertad. Y si al tirano lo entierran cerca del grande Simón, pues que lo ate y lo tenga estrecho en su tumba, para que tampoco el recuerdo de su dictadura nos pueda entristecer. Quiero ver el blanco de los dientes que se asoma en la sonrisa de mi pueblo lindo y querido. Abajo cadenas Abajo cadenas…. Te amo Venezuela

Da familiafutura 

I media italiani non conoscono tutto. Si basano sulle tv venezuelane senza sapere (o lo sanno?) che quelle rimaste sono solo quelle del governo. Radio Caracas Tv, cancellata da Chavez, era la più antica, da quasi sessant’anni. Tolta improvvisamente perché a lui non piaceva che si parlasse. Se questa è democrazia ditemi cos’è il fascismo.

Cosmo de La Fuente 

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