Pd bacchetta Renzi sul finanziamento ai partiti

A incrementare il nervosismo che si respira nelle stanze della sede del Pd da quando le urne hanno consegnato il verdetto di una vittoria “mutilata” è stata l’intervista concessa sabato sera da Matteo Renzi a Che tempo che fa. Il sindaco di Firenze è tornato a marcare il suo scetticismo sul “tentativo” che Pierluigi Bersani si appresta a fare (ovvero ottenere la fiducia alle Camere) e ha “punzecchiato” la dirigenza del suo partito su un punto assai delicato: l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Il risultato? Una nota vagamente stizzita pubblicata ieri sul sito del partito.

“Suggerisco di aggiungere agli 8 punti proposti dal segretario l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Sarebbe un atto di serietà, che ci rimetterebbe in sintonia con il Paese”. A dichiararlo, dal salotto televisivo di Che tempo che fa, è stato Matteo Renzi. Il “rottamatore” che guarda con grande scetticismo alla possibilità che Pierluigi Bersani incassi la fiducia in Parlamento sembra pensare già a nuove elezioni. E tra gli obiettivi prioritari da centrare, indica l’abolizione dei cosiddetti “rimborsi elettorali”. Una sottolineatura che ha fatto innervosire non poco il gotha del Pd.

Al sindaco di Firenze – che non ha mai fatto mistero della sua scarsa simpatia per le riunioni di partito e che, anche la scorsa settimana, ha lasciato l’assemblea convocata a Roma molto prima della sua effettiva conclusione – i democratici hanno mandato a dire: “Chi ha seguito i lavori della Direzione nazionale del Pd sa bene che il tema del finanziamento ai partiti è ben compreso negli otto punti approvati all’unanimità”. “Siamo intenzionati e pronti a rivedere il finanziamento ai partiti, dentro a norme che riguardino anche essenziali garanzie di trasparenza e di democrazia nella loro vita interna – si precisa nella nota pubblicata ieri dal Pd – In una democrazia costituzionale una formazione politica che si presenta alle elezioni per governare dovrà pur dare qualche garanzia democratica. O forse è questo un tema meno rilevante rispetto a quello dei finanziamenti?”.

Una situazione di latente “dicotomia”, che ricorda i giorni precedenti alle primarie, quando il segretario e il sindaco di Firenze – ingolositi dalla carica di aspirante premier – non si risparmiavano attacchi e punzecchiature. E se il primo turno ha consegnato la vittoria a Bersani, la seconda (probabilissima) tornata potrebbe, invece, riservare importanti riconoscimenti al telegenico fiorentino.