Pdl: è guerra contro i giudici

ULTIMO AGGIORNAMENTO 7:21

La raccomandazione fatta da Silvio Berlusconi in persona di evitare nuovi attriti con la magistratura è stata alla fine disattesa. E al seguito del segretario, Angelino Alfano, i 195 parlamentari del Pdl riuniti ieri a Milano per un incontro di partito hanno deciso di raggiungere il tribunale per protestare contro l'”accanimento” riservato al Cavaliere. Una decisione forte, culminata nell’annuncio di voler sottoporre all’attenzione del capo dello Stato quella che, a giudizio di Alfano, è una vera e propria “emergenza democratica“. Mentre una nuova visita fiscale predisposta dai pm di Milano ha certificato l’effettivo impedimento di Silvio Berlusconi a partecipare al processo sul caso Ruby.

Quando, ieri mattina, i parlamentari del Pdl hanno raggiunto compatti il Palazzo di Giustizia di Milano, ai passanti non è rimasto altro che fermarsi a guardare. La folla di politici radunatasi all’ingresso del tribunale, proprio al di sotto della grande immagine che ritrae Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, non poteva non calamitare l’attenzione di tutti. A guidare la schiera degli “indignati”, il segretario del Pdl, Angelino Alfano, indisponibile a incassare in silenzio l’ennesimo attacco sferzato dai giudici al loro leader.

A far perdere la pazienza all’ex ministro della Giustizia (e a tutti i parlamentari del Pdl) sono state le tre notizie giunte nella mattinata di ieri: la nuova visita fiscale predisposta dal tribunale di Milano per verificare l’effettivo stato di salute di Berlusconi (da giorni ricoverato all’ospedale “San Raffaele” per uveite), il rifiuto del legittimo impedimento chiesto dai difensori del Cavaliere, Nicolò Ghedini e Piero Longo, per partecipare all’incontro di partito convocato ieri a Milano, e la richiesta di giudizio immediato per Silvio Berlusconi da parte della Procura napoletana che sta indagando sulla presunta “compravendita” dei parlamentari.

Un “trittico” di attacco a cui il partito del Cavaliere ha scelto di rispondere con un gesto eclatante, “occupando” per qualche tempo il Palazzo di Giustizia milanese. “Noi abbiamo un interlocutore di cui ci fidiamo, Napolitano, che è il presidente della Repubblica e del Csm – ha dichiarato ieri Alfano – A lui affidiamo la nostra preoccupazione per questa emergenza democratica“. “Non anticipo cosa diremo al capo dello Stato – ha aggiunto l’ex Guardasigilli – ma porremo alla sua attenzione ciò che è sotto gli occhi di tutti: ovvero il tentativo di ridurre ad azione criminale l’esperienza di un partito che è stato supportato da milioni e milioni di elettori. Si tenta di riscrivere la storia del Paese con lo scopo di eliminare, per via giudiziaria – ha denunciato il segretario del Pdl – l’uomo politico più votato dal ’94 ad oggi”.

I beninformati assicurano che la delegazione che verrà (quasi sicuramente) ricevuta oggi dal presidente della Repubblica al Quirinale chiederà di non partecipare alle prime sedute delle Camere per manifestare – in maniera ancora più muscolare – il proprio sdegno nei confronti di quella parte della magistratura intenzionata (a loro dire) a “far fuori” Silvio Berlusconi. Che rimane ricoverato al “San Raffaele” per il complicarsi del suo stato clinico, tanto che anche i medici e gli ispettori inviati dal tribunale di Milano non hanno potuto far altro che constatare l’effettiva impossibilità, per l’ex premier, di partecipare alle udienze conclusive del processo Ruby.