Conclave 2013: Sean O’Malley è la speranza per una Chiesa credibile

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:32

E’ in atto il Conclave utile ad eleggere il duecentosessantaseiesimo Papa nella storia della Sacra Romana Chiesa. I possibili candidati al soglio pontificio già li conosciamo, da questo prestigioso bouquet spunta il nome di Sean Patrick O’Malley, frate cappuccino e arcivescovo di Boston. Si può tifare per un possibile Papa? Forse sì. Soprattutto quando uno dei “papabili” è stato capace di agire secondo coerenza, quantomeno apparente, ma è già un gran risultato in virtù dell’opulenza e della staticità di una Chiesa che non sa dare risposte alle domande più semplici che si pongono milioni di fedeli. Nessuna questione difficile, giusto quel paio di domande che saranno banali, ne abbiamo coscienza, ma nessuno proprio risponde.

Ecco, O’Malley ha risposto con fatti tangibili alle domande che noi, miseri tapini fermi alle Sacre Scritture, ci poniamo senza posa quando osserviamo orde di Cardinali, Vescovi e Monsignori talmente sovraccarichi di ori, anelli e orpelli da claudicare vagamente sotto il peso dei loro sigilli. Ad opporsi a queste sfilate di porporati ci ha, quantomeno, provato O’Malley che, prima di partire per il Conclave ha detto ai suoi fedeli: “Sono vestito con la veste da cardinale, quella delle grandi occasioni, i sandali non me li hanno fatti indossare.” Da fervente francescano la sua divisa, infatti, impone i sandali, che l’arcivescovo indossa anche con la neve. E’ stato missionario presso le isole Vergini ma, soprattutto, ha messo fisicamente mano ai “beni di lusso” sotto la sua egida e li ha venduti, pezzo per pezzo, allo scopo di garantire un rimborso in denaro alle vittime minorenni di abusi sessuali, trattasi di: sei chiese e a quella dell’episcopio. Rimasto senza magione il cappuccino si è stabilito presso una cella monastica dove, tutt’ora, vive.

Nessuno ha la pretesa di presentare O’Malley come un cavaliere senza macchia ma, quantomeno, quest’uomo è stato capace di agire secondo la parola del Dio che serve; non ci è dato sapere se anche la sua condotta personale sia irreprensibile ma questo, in fondo, è un quesito che concerne tutti coloro che siedono nella Cappella Sistina in questo momento e nei secoli passati.

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