Pd: il dossier dei veleni tra Renzi e Bersani

A rinforzare i sospetti che una parte dei democratici nutrono nei confronti di Matteo Renzi è stato il sito Dagospia, che ha pubblicato ieri il presunto dossier commissionato dal “rottamatore” per screditare i vertici del suo partito. Un documento su cui, secondo i malpensanti, il sindaco di Firenze starebbe incardinando il suo exploit personale, in attesa che il “tentativo Bersani” (di guidare un governo di minoranza) fallisca. I veleni circolati per l’intera giornata di ieri hanno spinto Matteo Renzi a smentire su facebook ogni tentativo di sabotaggio a lui attribuito, mentre il tesoriere del Pd, Antonio Misiani, ha annunciato querele contro il sito di D’Agostino.

“Ecco il dossier su organizzazione e spese del Pd in mano a Renzi”: così sta scritto da ieri sul sito d’indiscrezioni Dagospia, che ha contribuito – in maniera importante – a esasperare le tensioni all’interno del partito di Pierluigi Bersani. Il documento riporta informazioni sull’organigramma del Pd, intrattenendosi sulle retribuzioni corrisposte a ciascun funzionario. A partire dalla segreteria nazionale che, stando al documento pubblicato da Dagospiaha un Capo segreteria (Zoia Veronesi, le voci dicono 90.000 euro lordi l’anno) e 4 segretarie, già facenti parte del personale Pd (guadagnano tra i 1.200 e i 2.000)”.

A seguire l’elenco – più o meno dettagliato – dei “dipendenti” stipendiati dal Pd: dai responsabili Economia e Comunicazione, Stefano Fassina e Matteo Orfini (che percepirebbero uno stipendio di 3.500 euro circa al mese) al responsabile Feste ed eventi, Lino Paganelli (che intascherebbe mensilmente 8 mila euro), passando per la redazione di Youdem, anch’essa al libro paga del Pd. Una nutrita lista di funzionari, collaboratori e segretari che certificherebbe gli sprechi “benedetti” dalla dirigenza, machiavellicamente “commissionata” da Matteo Renzi per vincere la sua lotta interna al partito.

In attesa di comprendere se i veleni circolati abbiano un fondamento, a tradire grande nervosismo è stato intanto il tesoriere Antonio Misiani, che – secondo il documento pubblicato da Dagospia – non percepirebbe alcuno stipendio in quanto deputato. “Più che un dossier, siamo di fronte ad una patacca che contiene una quantità di informazioni errate e di cifre campate per aria – ha tagliato corto il democratico – E’ una due diligence all’amatriciana (o, meglio, alla ribollita), verrebbe da dire. La cosa inaccettabile è che questa squallida operazione, la cui strumentalità è evidente – ha sottolineato Misiani – chiama in causa persone che lavorano e che meritano rispetto. Per questo, ho dato mandato ai legali di mettere in atto tutte le azioni necessarie in sede civile e penale contro gli autori di questo squallido dossier”.

Formalmente, dunque, contro il sito di Roberto D’Agostino (che ha avuto l’ardire di pubblicare le cifre e i nomi della “macchina” organizzativa del Pd),  ma – come già accennato – i sospetti di molti si sono concentrati su Matteo Renzi. Tanto che il sindaco di Firenze ha sentito ieri il bisogno di allestire un’auto-difesa su internet: “Nessuno vuole sabotare il tentativo di Bersani, anzi – ha scritto su facebook il “rottamatore” – L’Italia ha bisogno di un governo, prima possibile. Perché l’emergenza non è sapere chi farà il ministro, ma affrontare la situazione economica e la crisi occupazionale”.“Se Bersani accettasse di abolire il finanziamento ai partiti – ha aggiunto Renzi – forse avrebbe qualche chance in più , e non in meno, di farcela. Decida lui comunque: a me non sta a cuore la discussione di corrente, ma sta a cuore l’Italia”.