Bridgestone e boicottaggio di Vendola

La politica, il governo ed in generale lo Stato sono i “soci” naturali di ogni impresa e di ogni imprenditore. Aprire una azienda, o comunque una partita iva, vuol dire accettare di dividere il proprio guadagno con lo Stato, tramite le tasse.

L’imprenditore ci mette gli investimenti, l’organizzazione, il lavoro ed il rischio d’impresa. Lo Stato ci mette le infrastrutture, la parte burocratico/organizzativa che permette alle aziende di lavorare, i rapporti economici internazionali, la stabilità economica del paese, la giustizia e così via. Per questo allo Stato spetta una fetta di guadagno (come è giusto che sia) sotto forma di pressione fiscale.

Ma se una azienda straniera che ha investito nel Bel Paese non trova più vantaggioso avere il “socio” Italia? Se questo “socio” continua a pretendere ma da parte sua restituisce davvero poco in cambio?

Purtroppo è un dato di fatto che le aziende straniere non investono in Italia. Le tasse sono alle stelle, in caso di insoluti i tempi di giustizia sono biblici, i pagamenti della pubblica amministrazione sono una barzelletta, la burocrazia è a metà tra mondo civile e terzo mondo, la corruzione è considerata fisiologica.

Ebbene, la Bridgestone dopo 50 anni non ha ritenuto più vantaggioso restare in Italia. Globalizzazione vuol dire anche questo: vado dove ci sono le condizioni più ottimali.

E lo Stato e la Regione Puglia cosa fanno? Vendola parte con il boicottaggio: Boicotta Bridgestone, con tanto di immagine di pneumatico pugnalato con sangue che sgorga…

Sinceramente temo che il boicottaggio possa essere una iniziativa dei cittadini e dei lavoratori, ma non di un Presidente di Regione. Chi governa dovrebbe invece trovare le soluzioni politiche per rendere appetibile alle aziende investire nel proprio territorio. Creare le strutture per essere competitivi almeno con gli altri Paesi europei. Avere un costo del lavoro proporzionato agli stipendi come nel resto d’Europa.

La Bridgestone dovrebbe decidere di restare in Italia ed in Puglia perché conveniente, perché trova vantaggi economici e logistici e perché crede e si fida del “socio” Italia.

Al momento di vantaggioso la Bridgestone vede solo (e da pugliese lo dico con orgoglio) la professionalità e l’efficienza degli operai baresi, non per nulla in quello stabilimento si producono gli pneumatici più “delicati”, per le BMW.

Gli operai la loro parte la stanno facendo come hanno sempre fatto per decenni, ora tocca alla politica “convincere” ed essere appetibile ad una grossa multinazionale. E non con ricatti e boicottaggi, ma con azioni concrete affinché non solo Bridgestone trovi conveniente restare, ma anche affinché altre aziende straniere trovino conveniente sbarcare in Italia e futuri imprenditori trovino conveniente “aprire” in Italia e non emigrare.

Marco Fattizzo