Il Venezuela post Chávez: campagna elettorale all’ultimo sangue

Una lotta a suon di slogan: arrivano gli attacchi, le offese, le promesse dei due contendenti. Maduro e Capriles si battono nell’arena delle speranze dei venezuelani. Il delfino di Chávez gode dell’eredità che gli ha lasciato il caudillo e del fatto che, una parte dell’elettorato, lo vede come l’uomo designato. I sostenitori di Capriles puntano sulla sua preparazione e sulla ‘voglia di fare’ di questo giovane politico portatore di una ventata di libertà a un Paese che, da troppi anni, è stato chiuso e sottoposto ad una vera e propria dittatura.

Maduro promette che non ci saranno altre massacranti svalutazioni monetarie, come quelle verificatesi durante il governo del suo predecessore e assicura un aumento del salario minimo. Se da una parte, però, viene considerato il continuatore dell’opera chavista, con slogan del tipo “con Chávez y Maduro el pueblo está seguro” dall’altra non sono pochi gli elettori delusi dalle tante bugie raccontate negli ultimi mesi circa le sorti del comandante che, secondo i bene informati, sarebbe addirittura morto a Cuba a fine dicembre. Nella mente della gente non possono non essere considerate le molte similitudini tra Castro e Chávez: due regimi socialisti, due lider massimi, carismatici e spesso contestati, due dittatori vecchio stile che hanno cancellato qualsiasi libertà di espressione. Le televisioni, i giornali e le associazioni che non appoggiavano il governo venezuelano sono state, infatti, da lui eliminate. La morte del caudillo, considerato il figlio politico di Fidel Castro, ha sottolineato questa alleanza, di cui è pregna l’imponente campagna elettorale per designare il nuovo presidente nelle elezioni del 14 aprile.

Le parole sono al vetriolo e Maduro, che certamente non si distingue per cultura e finezza, accusa gli americani di aver inoculato il cancro al suo Comandante ma, qualcuno, sospetta che sarebbe stato proprio lui a ordire l’assassinio del suo Presidente Chávez perchè “troppo” attratto dalla poltrona presidenziale. Ques’ultima supposizione sarebbe stata avvalorata, secondo alcuni giornalisti spagnoli, dal fatto che, durante una manifestazione pubblica di commemorazione, la figlia del defunto presidente non avrebbe nemmeno guardato in faccia Nicolás Maduro, salutando e stringendo mani a tutti i presenti tranne che a lui. Dal suo lato Capriles giura che non permetterà l’intromissione di Cuba nelle elezioni del 14 aprile perchè nessuno deve impicciarsi dei fatti altrui, nè l’America e neppure Cuba. Il fatto certo è che L’Havana si preoccupa per il proprio futuro e, come lei, anche i molti Paesi ispanoamericani che hanno goduto dei regali in soldi e in petrolio da parte di Chávez il quale non risparmiava per conquistare nuovi alleati al suo progetto. Soldi che sarebbero serviti per migliorare le infrastrutture o i servizi venezuelani che, invece, sono praticamente inesistenti. Il caudillo ha lasciato un’eredità di 2000 miliardidi dollari alle proprie figlie.

Henrique Capriles è al suo secondo tentativo, è stato all’opposizione nelle precedenti elezioni vinte da Chávez, ottenendo un entusiasmante 44,4%, un risultato niente male se si conta che buona parte degli elettori ha creduto nel caudillo il quale per anni ha utilizzato il sistema tipico delle dittature di sempre: assumere il comando in maniera “quasi”democratica, affamare il popolo e poi dargli le briciole per assicurarsi i voti. Con i soldi incassati dal petrolio, che ha venduto ai paesi non amici a 150$ al barile, avrebbe potuto certamente migliorare la vita della sua gente, ma il Venezuela continua ad essere un paese disastrato. Non solo i poveri sono rimasti nelle baraccopoli, ma la delinquenza è aumentata in maniera esagerata, portando Caracas al terzo posto tra le città più pericolose del mondo. In un recente speciale del Tg1, un noto sociologo ha detto che la delinquenza in Venezuela è stata d’aiuto a Chávez, il quale, esattamente come Saddam Hussein, preferiva che i suoi elettori “certi” intimoriti dall’ondata omicida che conta in Venezuela 20.000 morti all’anno per arma da fuoco, se ne stessero buoni nelle loro baracche e non avessero quindi l’occasione di uno scambio di idee, scongiurando così la possibilità di capire in quale situazione di prigionia psicologica vivevano. La televisione, certo, non aiutava: nelle sue estenuanti cadenas, il comandante parlava per ore di sé e del suo pensiero bolivariano senza pensare che, in realtà, Simón Bolivar lottava per la libertà dei popoli e non per la loro sottomissione.

Su Henrique Capriles, governatore del Estado Miranda, si concentrano adesso le speranze della parte più liberale del Venezuela, arrivata ad essere quasi il 50% degli aventi diritto al voto. Si presenta con la faccia da bravo ragazzo e con un sorriso contagioso che esprime la speranza di chi, dopo 14 anni di inferno, vede in queste votazioni l’ultima possibilità prima di lasciare il paese; circa una persona su 3 sarebbe intenzionata a emigrare. Non ha paura Capriles, gira tutto il Venezuela e comunica con la sua gente, giura che la sua sarà democrazia vera e lotterà contro le bugie di cui sono stati vittime finora, nel rispetto dei diritti dei venezuelani e lavorando per la crescita del Venezuela.

La temperatura è altissima da quando Capriles ha accusato Maduro di lucrare sulla morte di Chávez, mandandolo su tutte le furie. Il delfino di Hugo giura, durante i suoi comizi, di mettersi in contatto, tutte le notti, con l’anima del Comandante e che questi dall’aldilà gli darebbe suggerimenti, consigli e anticipazioni. Ha fatto sorridere non poche persone, nel mondo, la dichiarazione di Nicolás, secondo cui Chávez, dall’aldilà, avrebbe fatto in modo che il cardinale Bergoglio venisse eletto Papa. Nonostante questo, secondo un sondaggio semi ufficiale, Maduro sarebbe il favorito alla vittoria ma, malgrado l’ignoranza delle fasce più deboli sia altissima, non è detta l’ultima parola, soprattutto perché Maduro non esercita sulla gente il carisma del suo predecessore.

Vediamo in breve chi sono i due contendenti.

Nicolas Maduro è nato nel 1962 a Caracas, ex militante della Liga Socialista, ha lavorato come autista della Metro di Caracas. Incarna un po’ la cultura del venezuelano, atteggiamento simpatico e un buon compagno di bisboccia. Come detto, parte in vantaggio per via del suo accostamento a Chávez. Conobbe il caudillo mentre il golpista stava scontando la sua pena in prigione per il suo fallito colpo di Stato del 1992 dal momento che, sua moglie, allora avvocato del procuratore Flores, fu incaricata di difendere il futuro dittatore. Maduro fu eletto deputato nel 2000, partecipò alla redazione della nuova e “particolare” Costituzione bolivariana del 1999 e nel 2006, grazie a una velocissima carriera voluta da Chávez, divenne il presidente del Parlamento. Non è laureato e nel suo curriculum non si parla mai della sua istruzione.

Henrique Capriles, è nato a Caracas nel 1972, propone un modello politico che rimpiazzerebbe il socialismo chavista con un piano di sinistra simile a quello brasiliano. Già governatore del secondo stato più popoloso del Venezuela, quello di Miranda, l’unico socialmente funzionante, che comprende una parte di Caracas, dice di sentirsi a suo agio quando lo collocano in area centro sinistra; appoggia il lavoro privato per la crescita economica dilaniata dal presidente defunto e sostiene che lo Stato debba occuparsi principalmente delle politiche sociali. Vanta una buona esperienza perché, a soli 26 anni, fu eletto deputato e presidente della scomparsa “Camera dei Deputati”. Figlio di una famiglia di classe media e nipote, da parte materna, di ebrei polacchi sopravvissuti all’olocausto, si definisce “cattolico credente”, laureato in Giurisprudenza con specializzazione in diritto economico. Su di lui le speranze della nascita di una Venezuela libera e finalmente cosciente delle sue possibilità economiche. Il suo slogan è Venezuela para todos, il Venezuela per tutti. La nostra speranza, da venezuelani, è che il Paese sia dei suoi abitanti e non fatto a pezzi e dato in pasto agli altri: né America, né ad altri governi sfruttatori e parassiti che prendono a piene mani dal patrimonio che appartiene ai venezuelani.

Cosmo de La Fuente
Twitter @Cosmodelafuente