La mossa di Bersani: un governo irresistibile

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:47

Corre voce che il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, abbia potenziato la fiducia nei suoi mezzi. E che, a 24 ore di distanza dall’avvio delle consultazioni al Quirinale, creda fortemente di poter centrare l’obiettivo più ambizioso: diventare il prossimo presidente del Consiglio.

La giornata di sabato sarebbe stata “illuminante” per Pierluigi Bersani, che si sarebbe persuaso della possibilità di fare “breccia” nello schieramento dei 5 Stelle. L’aspirante premier è convinto che per vincere la riottosità dei “grillini” (mai la fiducia a un governo di partiti) basti calare tutti gli assi in mano, “ingolosendoli” con proposte a cui è difficile dire di no. Una sorta di squadra di “irresistibili“, composta da personalità talmente autorevoli da rendere incomprensibile (e inaccettabile) qualsiasi eventuale chiusura.

I problemi non mancano perché all’interno del Pd in molti attendono fiduciosi la “giusta” ricompensa, convinti che la prossima squadra di governo debba inglobare anche nomi squisitamente politici. A “scalpitare” particolarmente sarebbe il vicepresidente Enrico Letta (in lizza per il ministero dello Sviluppo economico), ma anche il “giovane turco” Andrea Orlando guarderebbe con grande interesse al dicastero di via Arenula (Giustizia). Senza considerare i cosiddetti “renziani”, a cui il segretario dovrà verosimilmente concedere qualcosa, nonostante il sindaco di Firenze abbia più volte precisato di non pretendere nulla in cambio della sua rocciosa “lealtà” politica.

Se Bersani decidesse, però, di premiare i suoi, la strada già  stretta diventerebbe del tutto impercorribile. Da qui la suggestione di sparigliare tutto, con una “rosa dei sogni” destinata a riscuotere (nel disegno del democratico) unanime consenso. Tra i nomi ampiamente scomodati, quello del giurista Stefano Rodotà, dell’inventore di Slow Food Carlìn Petrini, del sociologo  Giuseppe De Rita, del prete anti-mafia don Luigi Ciotti, del fondatore di Emergency Gino Strada. Per le “quote rosa”: la radicale Emma Bonino (data anche come papabile al Quirinale), la filosofa Michela Marzano, e l’economista montiana Irene Tinagli. 

Impossibile dimenticarsi, poi, del ministro più apprezzato (dal Pd) dell’ultimo governo tecnico: quel Fabrizio Barca per cui molti vaticinano un futuro alla guida del partito di Bersani; del professore Salvatore Settis (ex direttore della Normale di Pisa), e del costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, che ha più volte polemizzato contro il capo dello Stato. Sarà questo l’elenco che il segretario del Pd consegnerà domani nelle mani di Giorgio Napolitano? O finirà per cedere alle pressioni del suo partito? La posta in gioco è alta: se il progetto di un governo “high profile” dovesse naufragare, il ritorno alle urne (in tempi più o meno vicini) resterebbe l’ipotesi più accreditata. A meno che il Parlamento appena insediatosi non riesca a lavorare senza la guida di un esecutivo, come fatto per un anno e mezzo dai “cugini” del Belgio.