La strada stretta di Bersani

Più che un incarico esplorativo, quello che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rimesso ieri nelle mani di Pierluigi Bersani è un pre-incarico. Una mossa all’insegna della cautela, inevitabilmente condizionata dai difficili rapporti tra le varie forze politiche, che potrebbe però risultare ancora più dannosa per il Paese perché destinata (quasi sicuramente) a rubare altro tempo alla costruzione del governo. Le chance del democratico di centrare l’obiettivo – ovvero di racimolare una maggioranza solida al Senato – appaiono, infatti, scarsissime.

Tra i primi commenti giunti in serata, quello di Silvio Berlusconi ha conquistato l’attenzione di tutti: “Abbiamo fiducia nella saggezza e nell’equilibrio del presidente Napolitano – ha dichiarato al telefono col Tg5 – Ha agito nel rispetto scrupoloso della Costituzione, che impone un percorso”. “E’ un percorso molto stretto – ha precisato il Cavaliere – se Bersani non avesse i numeri per la fiducia, il governo non potrebbe nascere. E’ chiaro che senza un coinvolgimento della nostra parte politica, non gli sarà possibile creare una maggioranza”. “Se Bersani insistesse sulla strada sbagliata – ha ribadito il presidente del Pdl – non avremmo un governo, ma un salto nel buio”.

L’analisi fornita dal Cavaliere ha trovato inaspettati proseliti nello schieramento avversario, con il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che ha osservato: “La strada è ancora più stretta, ma l’augurio è che Bersani ce la faccia”. “Certo è difficile dare torto a Berlusconi quando dice: ‘Deve parlare con noi’ – ha spiegato il “rottamatore” – Se Bersani vuole la maggioranza, deve accordarsi o con Grillo o con il Cavaliere”. Se il segretario del Pd decidesse di seguire il suggerimento di Renzi, dovrebbe però sconfessare quanto sostenuto con forza da settimane: ovvero l’impossibilità di stabilire una qualsiasi forma di collaborazione con il Pdl. Una mossa troppo ardita, alla quale Bersani sembrerebbe preferire il “corteggiamento” alla Lega, che ha già tentato di “agganciare” indicando tra le priorità del suo programma di governo la costituzione di una Camera delle autonomie.

Il segretario federale del Carroccio, per il momento, non si è fatto abbagliare: “Incarico a Bersani: – ha scritto ieri su Twitter Roberto Maroni – valuteremo le sue proposte d’intesa con gli alleati del Pdl e poi decideremo una posizione comune“. Un sostanziale due di picche. Qualche spiraglio sembra concederlo, invece, il partito di Mario Monti: “Prendiamo atto delle difficoltà sottolineate dal capo dello Stato e ci auguriamo che una riflessione comune su riforme istituzionali e costituzionali possa aiutare a far maturare un clima migliore – ha commentato il coordinatore di Scelta civica, Andrea Olivero – Siamo l’unica forza politica che non ha posto veti nei confronti di alcuno. Ascolteremo le idee del presidente incaricato Bersani e, soprattutto, esporremo le nostre”.