Bersani-Cinque Stelle: cronaca di un rifiuto annunciato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:26

 

Metti un premier incaricato che tenta l’ultima disperata mossa cercando di “ingolosire” i suoi disillusi interlocutori con promesse troppo datate per risultare credibili, e otterrai la sintesi di un incontro il cui esito era già noto a tutti.

Seduti al tavolo di una bella sala di Palazzo Montecitorio si sono ritrovati questa mattina, intorno alle 10,00, il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, il suo vice Enrico Letta, e i due capigruppo del Movimento 5 Stelle, Roberta Lombardi e Vito Crimi. A iniziare è stato, ovviamente, l’aspirante presidente del Consiglio, che ha cercato di fare breccia nel “cuore” degli interlocutori appellandosi all’emergenza: “Siamo tutti parlamentari e abbiamo tutti un problema”, ha esordito Bersani. Quindi la promessa dell’irrinunciabile cambiamento “di cui voi – ha riconosciuto il democratico ai 5 Stelle – siete grandi protagonisti, ma non avete l’esclusiva”. E la conferma che nessun “governissimo” verrà mai da lui incoraggiato perché “sarebbe come mettere un coperchio politicista – ha metaforizzato Bersani – a una pentola a pressione”.

“Solo un insano di mente potrebbe avere la fregola di mettersi a governare in questo momento – ha quindi notato Bersani – Io sono pronto a prendermi una responsabilità enorme, chiederei a ciascuno di prendersene un pezzettino”. La reazione dei cittadini a 5 Stelle non ha consegnato alcun colpo di scena. “Mi sembrava di sentire una puntata di Ballarò – ha subito freddato Roberta Lombardi – Sono 20 anni che sentiamo queste parole”. “Noi siamo quegli insani di mente che vogliono governare – ha spiegato la portavoce dei deputati 5 Stelle – Vogliamo prenderci il nostro Paese e abbiamo la credibilità per farlo”. 

A mostrare, ma solo per un attimo, un approccio più dialogante è stato Vito Crimi“Alcune proposte sono condivisibili e, se portate in Aula, il nostro consenso ci sarà – ha promesso al segretario del Pd – ma il messaggio che riceviamo dai nostri elettori è di non dare una fiducia in bianco. Non ce la sentiamo di fidarci, siamo in una fase in cui vogliamo le prove”.  Una porta chiusa, che il premier incaricato, visibilmente deluso, ha cercato di “forzare” alludendo ad apocalittiche prospettive: “Qui purtroppo non è Ballarò – ha scandito Bersani – qui è una roba seria”. “Credo che non ci siano altre strade”, ha vaticinato il democratico, ma la replica dei cittadini 5 Stelle è stata quanto mai tranchant: “Noi siamo il risultato di questi 20 anni di politica, non la causa – hanno sottolineato – Non siamo noi i responsabili“.