Crisi sociale in aumento in tutta Europa

Secondo l’analisi dalla rivista sull’occupazione e la situazione sociale dell’Unione Europea, la crisi sociale negli ultimi mesi risulta essersi ulteriormente aggravata.

Diversi stati comunitari hanno subito nel corso del 2012 numerosi aumenti dell’imposizione fiscale su consumi e lavoro, unitamente ai consistenti tagli ai bilanci pubblici. Tutto ciò ha comportato un ulteriore aumento della disoccupazione, soprattutto nei paesi meridionali e periferici, oltre all’aggravarsi della situazione economica delle famiglie, in particolare nell’ambito dei settori più poveri della popolazione. Anche la disoccupazione giovanile ha subito un grave incremento, arrivando ad una media del 23,6%, mentre i giovani sotto i 25 anni che non studiano e non hanno un lavoro hanno quasi toccato quota otto milioni. In riferimento al problema della preoccupante disoccupazione giovanile la Commissione Europea ha di recente presentato un Pacchetto per l’occupazione giovanile, allo scopo di indurre gli Stati dell’Unione a garantire a tutti gli under 25 una serie di norme che tutelino il diritto dei giovani a ricevere un’adeguata istruzione e ad accedere a buone prospettive di lavoro. In alcuni stati particolarmente colpiti dalla crisi non si notano segnali di miglioramento ed anche l’immigrazione verso l’Unione Europea in questi ultimi anni ha subito un netto rallentamento. Il commissario europeo per l’Occupazione, gli Affari sociali e l’Inclusione László Andor auspica che i governi nazionali tornino ad essere in grado di proporre investimenti e riforme per stimolare la crescita, ma per riuscire nell’intento occorre secondo il commissario una rinnovata solidarietà tra i paesi membri e all’interno degli stessi, che dovranno essere in grado di restare uniti nell’affrontare i problemi. Una questione particolarmente importante è la notevole diminuzione dell’ammontare della spesa per la protezione sociale. I tagli che sono stati effettuati dai singoli stati ai propri bilanci, le riforme previdenziali e fiscali e la riduzione degli stipendi dei dipendenti pubblici hanno contribuito notevolmente alla diminuzione del reddito disponibile e quindi al diffuso calo dei consumi. Tutto ciò ha messo ulteriormente sotto pressione i settori popolari più a basso reddito che sono stati colpiti in grave misura.

Rispetto alle crisi economiche che si sono verificate nel passato, nella situazione attuale le risorse dedicate alla protezione sociale sono state drammaticamente ridotte, anche a causa della crisi dell’euro che ha contribuito a rendere necessarie urgenti misure per il consolidamento del bilancio nazionale di diversi stati. Le conseguenze principali sono state la mancata stabilizzazione dell’economia ed una maggiore recessione. A febbraio 2013 la Commissione Europea ha delineato un Pacchetto di investimenti sociali che avrà la finalità di contribuire all’individuazione di politiche di protezione sociale efficaci che i vari Stati membri dovranno adottare, soprattutto in ambiti strategici come istruzione e assistenza ad anziani e minori. La crisi ha inoltre influito sull’età media in cui le coppie decidono di avere un figlio; attualmente l’età media delle donne che decidono di mettere al mondo un bambino è arrivata a circa 30 anni; inoltre nei 27 Paesi dell’Unione Europea la media di figli per donna è diminuita arrivando sotto l’1,6.

Articolo in collaborazione con Bianco Lavoro