Arrivederci Enzo

Si resta così, senza parole, con una lacrima a solcare il viso quando ad andarsene è uno di quegli artisti, cantante, autore, musicista, cabarettista e, non bastasse, pure cardiologo, che hai portato sempre nel cuore, che ha scritto e interpretato canzoni senza età, meravigliose, profonde, malinconiche e non solo. Enzo Jannacci ha sempre saputo rinnovarsi, ha sempre saputo rimettersi in gioco. Basti pensare che, quantomeno per chi scrive, la sua canzone più bella che qualche anno fa il buon Morgan aveva proposto non troppo ironicamente come nuovo inno nazionale, ovvero L’uomo a metà, ha trovato spazio nel suo diciottesimo album, dopo decenni di onorata carriera.

Erano mesi che Enzo lottava contro il suo male; quella serata tributo, ormai più di un anno fa, andata in onda sulla Rai nello spazio di Fabio Fazio aveva avuto per molti telespettatori il sapore di un saluto, di un commiato, non di un addio ma più di un Arrivederci (e anche qui la mente corre verso un’altra splendida canzone di Umberto Bindi che Enzo aveva magistralmente reinterpretato). E Jannacci se n’è andato davvero, si è spento in questo venerdì santo nell’abbraccio della sua famiglia.

Ad andarsene sono sempre i migliori: mai un detto così scontato e banale pare perfetto per la sua dipartita. Enzo ci ha lasciato ma ha lasciato a noi la sua testimonianza artistica, la sua intelligenza, la sua ironia, la sua malinconia. Ciao Enzo, arrivederci.